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Perché il tempo non esiste?

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La categoria del "tempo" è stata ed è al centro di una riflessione millenaria tra filosofi, teologici e scienziati. La fisica contemporanea ci offre una nozione nuova che, a mio avviso, mantiene dei correlati con la concezione del pensiero filosofico antico.

Vorrei introdurmi a questo tema proponendovi la visione di una puntata di Nautilus interamente dedicata al concetto di tempo (potete cliccare qui per vedere l'intera puntata). La trasmissione vede la partecipazione di Carlo Rovelli che risponde alla domanda "perché il tempo non esiste" (potete vedere il particolare di questa breve lezione di fisica, cliccando qui).

Dalla visione del filmato appare una concezione del tempo relativa che non porta alla conclusione epistemologica, come sembra apparire dalla presentazione del programma, alla sua non-esistenza.

Infatti, il concetto di "relatività" non è correlato a quello di "relativismo epistemologico" bensì alla categoria filosofica della "relazione" che nel pensiero della fisica contemporanea può essere mutuata nel concetto di "interazione".

Infatti, la fisica quantistica offre una concezione del tempo non in termini assoluti bensì "in relazione" con lo spazio, che gli antichi chiamavano situs ovvero luogo, occupato da una certa materia in rapporto con l'interazione ai campi gravitazionali degli altri corpi celesti (pianeti, stelle, nebulose, buchi neri...). Tanto più forte è il campo gravitazionale tanto più il tempo rallenta: un secondo misurato tra due istanti è più "lento" rispetto al trovarsi nelle vicinanze di un buco nero che su un pianeta come il nostro.

Questa interpretazione del tempo non porta necessariamente ad una conclusione della non-esistenza di esso bensì al fatto che sia una misura relativa rispetto ad una grandezza che permane: il divenire.

In questo modo il tempo non è un'illusione bensì è relativo rispetto al punto nello spazio in cui viene misurata una grandezza (il divenire) quale passaggio d'istanti rispetto ad un "prima" ed un "poi".

Vi invito a leggere un testo aristotelico tratto da Fisica, IV, 11, 219 a 1 - 220 a 27. Lo Stagirita evidenzia che il tempo è solo il numero del divenire ovvero la misura di un misurato ove la grandezza, quale passaggio d'istanti, può essere colta non solo con le categorie dell'anteriorità e della posteriorità bensì attraverso la misura del numero. Proprio questa misura, come osservato dalla fisica quantistica, è relativa rispetto al situs in cui viene misurata la grandezza. Ciò che è assoluta è, appunto, la grandezza che permane nel suo divenire secondo un prima ed un poi.

Su quest'ultimo aspetto occorre evidenziare una marcata differenza tra la fisica contemporanea ed il pensiero aristotelico. Nella fisica attuale è "il divenire" la grandezza, mentre nello Stagirita la grandezza è "in divenire". Nonostate questa inversione le categorie aristoteliche del "prima" e del "poi" rimango valide perché anteriori a quella del tempo. 

È in forza di questi argomenti che il tempo esiste ed esiste in modo relativo. Ed in ragione di questa sua caratteristica, può essere irrilevante rispetto a ciò che si descrive: la successione d'istanti attraverso le categorie del "prima" (anteriorità) e del "poi" (posteriorità).

Sotto questo aspetto c'è perfetta coincidenza tra la teoria della causalità aristotelica e la fisica quantistica che concepiscono entrambe la possibilità di cause atemporali.

Avvertenza per il lettore: il presente commento non ha valore divulgativo bensì di presentazione di un ipotesi di ricerca che correla il concetto di tempo della fisica contemporanea con alcune categorie filosofiche che mantengono un apertura ontica, aletica ed olistica. Una sifatta ricerca ha lo scopo di superare una filosofia "emergente" dal pensiero della fisica contemporanea che appare poco feconda sul piano epistemico e poco robusta sul piano logico-razionale.

By Daniele D'Agostino, Copyright DeUniverso © 2017.

 

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Il dibattito filosofico sulla fisica quantistica