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Il trapianto di testa: una rivoluzione che porta verso l'immortalità?

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Un approfodimento sulle problematiche medice ed etice del cosi detto "trapianto di testa nell'uomo" (HHT, Human Head Trasplant): tra tras- e post-umanesimo e Homo Cyber.

Una delle tematiche emergenti e, per alcuni, sconvolgenti all’interno della riflessione interdisciplinare che prende il nome di neuroetica (o neurobioetica) è certamente quella conosciuta come “trapianto di testa nell’uomo” (HHT, Human Head Transplant). La rilevanza dell’HHT non si colloca in modo scontato sull’indubbio impatto mediatico.

Stringendo in questi ultimi anni, una collaborazione con il gruppo cinese del chirurgo ortopedico Xiaoping Ren, Canavero ha prodotto diversi lavori soprattutto utilizzando il modello animale più famoso: il topo. Lo studio pubblicato ad aprile 2017 ha suscitato grande scalpore per le immagini di un topo con due teste.

Uno dei lavori pubblicati in quest’agosto, avrebbe, a detta del dott. Canavero, “dimostrato” che l’utilizzo di una molecola detta PEG (polietilenglicole), ha la capacità di ristabilire la funzionalità motoria in topi con totale resezione della colonna vertebrale.

L’HHT viene presentato come “rivoluzione” nell’ambito medico: dovrebbe cioè essere un vero e proprio “passo in avanti” nella chirurgia riparativa.

1. I RISVOLTI FILOSOFICI E TEOLOGICI DELL'HHT.
Ma non solo chirurgicamente l’HHT troverebbe la sua rilevanza, anche dal punto di vista filosofico e persino teologico. Basta ascoltare il breve video-sfida che Canavero ha lanciato dal portale Ooom.com ad aprile: si parla di “anima”, si parla di chi siamo, di chi è l’uomo, da cosa è costituito, di qual è il suo scopo e il suo fine su questo Universo. Ecco il collegamento, il perno che, come un “ponte”, mette in comunicazione questa procedura chirurgica con gli scenari sci-fi del cosiddetto trans- e post-umano. Non a caso, il più grande e rilevante progetto transumanista contemporaneo, quello del milionario russo Dmitry Itskov denominato 2045, ha incorporato l’HHT come una delle prime fasi verso quella neo-umanità digitalmente immortale.

2. LA CIMATOGRAFIA COME NUOVO VEICOLO PER LA TRASMISSIONE DEL TRAS- E POST-UMANESIMO.
Per plasmare concretamente il “ponte” che mette in comunicazione la procedura chirurgica del cosiddetto “trapianto di testa” con gli scenari fantascientifici, sci-fi, del cosiddetto trans e postumano, è utilissima la cinematografia. La cinematografia è una potente sintesi culturale della concezione sull’uomo, sulla sua origine e sul suo destino. Un libro che consiglio vivamente su quest’argomento è quello di Paolo Cattorini La libertà del cervello. Neuroscienze, etica e cinema, EDB, Bologna 2013, 186-7, come l’articolo (anche se un po' datato) di E. P. Wiertelak sull’uso pedagogico della cinematografia nelle lezioni di neuroscienze intitolato: And the winner is: inviting hollywood into the neuroscience classroom (2002).

Questa breve e per nulla esaustiva sequenza di cortometraggi può aiutare ad affacciarsi sui molteplici temi del transumano: da Matrix (1999) a Bourne Identity (2002) e Minority Report (2002), da Avatar (2009) a Transcendence (2014), da Lucy (2015) a Selfless (2015) e, infine, da Criminal (2016) all’ultimo media franchise composto da manga, anime, videogame e romanzi dal titolo emblematico di Ghost in the Shell (2017). Interessante è anche l’ultima evoluzione del videogioco Deus Ex: Mankind Divided, the Mechanical Apartheid (2016).

Un “filo rosso” che emerge da questa carrellata è la tensione nei confronti dei limiti umani, che diviene spasmodica ricerca per “sfuggirli” (anticiparli, ridurli, sino ad eliminarli totalmente). Il limite umano, antropologico, si convertirebbe in quella “porta” verso un possibile “oltre”. È il gran tema neurobioetico relativo a quell’ “oltre” (beyond di Beyond Therapy) che si plasma nel cosiddetto potenziamento (Enhancement).

Uno dei grandi limiti umani, dato dalla deperibilità della nostra biologia, è proprio quello della morte. Il nostro corpo biologico è destinato a morire!

Ecco che l’obiettivo finale, ultimo, definitivo e definitorio per la corrente “umanistica” del transumano è quello di poter raggiungere una sorta di immortalità virtuale (sarà poi necessario capire il “chi”, cioè il soggetto che dovrebbe raggiungerla). Per capire questo concetto basti ricordare (o vedere) il film Transcendence, in cui il neuroscienziato Will si converte in una “mente” digitalizzata e caricata in rete.

3. PROGETTI DI RICERCA PER IL CAMBIAMENTO SOCIALE: IMMORTALITÀ 2045.
Se la cinematografia a volte ci appare un’inquietante incubo, in questo caso risulta il frutto di evoluzioni neuroscientifiche e tecnologiche (in particolare robotiche, cibernetiche,…) che si condensano in veri e propri progetti. Progetti non solo di ricerca, ma persino di strutturazione sociale, di evoluzione della specie. Non sono pochi gli intellettuali che puntano, alla Nick Bostrom, al passaggio da noi Homo sapiens a quello che “battezzano” come l’Homo cyber.

Tra questi progetti, forse il più insigne, certamente per vastità di fondi e di personaggi importanti del mondo scientifico, sociale, religioso, … coinvolti, è il Progetto Immortalità 2045 portato avanti dal milionario russo Dmitry Itskov sin dal 2011. Per una sintesi delle diverse tappe del progetto è possibile consultare il sito ufficiale del 2045; come intrattenersi nell’articolato servizio della BBC intitolato The Immortalist (2016).

(Fonte: Blog del Prof. Alberto Carrara)

By Alberto Carrara, Copyright DeUniveso © 2017.