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MENTE, CERVELLO E CORPO: UNA PROSPETTIVA NEUROETICA

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Un breve resoconto del Prof. Alberto Carrara sull'ultimo convegno internazionale di neuroetica, organizzato dalla SINe e giunto alla sua nona edizione.

Mind, Brain, and Body. A Neuroethical Perspective. Si è conclusa ieri mattina con la spettacolare lectio magistralis di Giulio Tononi, leader e pioniere sugli studi neuroscientifici relativi alla coscienza (consciousness) e al sonno, la nona edizione del Convegno Internazionale di Neuroetia a Padova (17-19 maggio) organizzato dalla SINe, la Società Italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze costituitasi nel 2014.

Anche quest’anno, in cui ricorre l’anniversario dei 15 anni dalla nascita ‘canonica’ della neuroetica, l’incontro padavino ha stimolato e arricchito la riflessione interdisciplinare su questa ‘nuova’ e, allo stesso tempo, sempre presente disciplina: la neuroetica. Il tema di questa IX edizione ha interessato la triplice ‘costituzione’ umana di mente, cervello e corpo. Gli argomenti più discussi sono stati quelli relativi alla coscienza, all’azione volontaria, al libero arbitrio.

La prima giornata di mercoledì 17 maggio si è aperta con alcuni approfondimenti sulle questioni etiche relative allo sviluppo e impiego di nuove tecnologie incorporanti programmi di AI, intelligenza artificiale, che consentono già oggi di manifestare una certa autonomia.

L’argomento sempre più emergente del progresso delle nuove tecnologie cosiddette ‘intelligenti’ è stato il centro del meeting globale della Google svoltosi in questi giorni a Mountain View in California (USA) e aperto da Sundai Pichai. A Padova si sono considerati alcuni degli aspetti neuroetici per quanto riguarda le ‘macchine auto-conducenti’ o self-driving cars e per l’ampio settore del neurohacking. Quest’ultimo neologismo costituisce uno dei termini più colloquiali per intendere quel settore del biohacking conosciuto meglio come enhancement o potenziamento e che, nel contesto del prefisso ‘neuro’ vuol significare qualunque metodica (da quella farmacologica, sino all’utilizzo di sofisticate interfaccie cervello-macchina e persino cervello-cervello) di manipolazione e alterazione della struttura e/o della funzionalità neuronale per fini terapeutici o di ‘miglioramento’ di funzionalità motorie, emotive e cognitive.

La seconda giornata di giovedì 18 maggio si è aperta con l’intervento di Edmund T. Rolls dell’Oxford Center for Computational Neuroscience che ha presentato i modelli computazionali utilizzati per schematizzare ed intendere il ruolo delle emozioni e della cognizione a livello della presa di decisione. Il professor Rolls ha sottolineato che il comportamento umano, per la stessa strutturazione dinamica cerebrale, anche se in certi contesti (come quelli relativi alla neuroeconomia) risulta predicibile, non è di per sé deterministico. Questo lascierebbe spazio alla possibilità del liberto arbitrio nell’agire. Di Rolls consiglio la lettura dei volumi Neuroculture (2012) e Emotion and Decision-Making Explained (2014) come l’ultimo contributo sul ruolo della corteccia orbitofrontale (2017).


La giornata si è conclusa con la lectio magistralis di uno dei filosofi della mente più importanti del nostro tempo: Ned Block (nato nel 1942). Il professor Block è noto per i suoi contributi filosofici nell’ambito della distinzione e caratterizzazione non riduzionistica e non funzionalistica della coscienza umana. Famoso è il suo argomento del 1978 relativo ad un ipotetico governo cinese convertito al funzionalismo con il quale ha messo in evidenza l’implausibilità del cosiddetto principio della realizzabilità multipla. Nel suo intervento a Padova Block si è centrato sulla penetrabilità della cognizione a livello percettivo.

Una delle grandi tematiche affrontate dal convegno di neuroetica a Padova è stata certamente quella relativa allo statuto-definizione di ciò che intendiamo quando parliamo di coscienza (consciousness), delle sue alterazioni di carattere clinico (‘stati’ alterati di coscienza come la locked-in syndrome), dei correlati neurofisiologici ad essa connessi, come delle teorie soggiacenti all’emergenza di questa peculiarità umana.


La terza e ultima giornata di venerdí 19 maggio si è conclusa con la lectio magistralis di uno degli esperti mondiali sulle neuroscienze della coscienza, l’italiano Giulio Tononi, trentino di nascita, e da oltre trent’anni negli Stati Uniti.

La sua lectio intitolata Consciousness: From Phenomenology to Physics ha presentato la lunga ‘storia’ che dal 1987, con la prima pubblicazione nel settore del premio Nobel Gerald M.Edelman (1929-2014), allo sviluppo delle moderne metodiche neuroscientifiche per indagare il ‘mistero’ della coscienza, ha condotto Tononi a sviluppare con il suo gruppo di ricerca e con Christof Koch una teoria partendo dalla fenomenologia della coscienza stessa sino alla modelizzazione di un sistema e di un coefficiente fisico di preddizione (il suo principio sinriassume nell’adagio: from mind to matter).

La IIT, Integrated Information Theory, sintetizza alcuni importanti pilastri relativi alla coscienza che le neuroscienze hanno contribuito a chiarire: innanzittutto, la coscienza intesa come esperienza, che non richiede la capacità di rispondere e che come area cerebrale fondamentale non ha più quella del sistema cortico-talamico, bensì un’area corticale posteriore denominata posterior-hot-zone.

Altre caratteristiche interessanti che emergono da questa teoria, che sta già avendo importanti riscontri clinici, riguardano la comprensione della coscienza come esperienza unitiva (the system is one), intrinseca al soggetto, strutturata, integrata e specifica. Un concetto caro a Tononi è quello di ‘dissociazione’: l’equivalenza funzionale può essere dissociata dall’equivalenza fenomenica, questo significa che essere non si identifica con fare (being is notmdoing) e che la coscienza non equivale all’intelligenza!

L’ IIT è utile ad esplorare i casi etici relativi alle alterazioni della coscienza. Tononi stesso ha ammesso che il suo originario interesse nei confronti dello studio neuroscientifico della coscienza iniziò dalle questioni etiche ed esse sono tutt’ora almcentro della sua ricerca scientifico-speculativa.

Anche questa IX edizione del convegno di neuroetica organizzato dalla SINe a Padova ha riscontrato una buona partecipazione, particolarmente di giovani interessati alle nuove frontiere dalla riflessione neuroetica. Una bella speranza per il nostro tessuto sociale e culturle. Al prossimo appuntamento.

(Fonte: acarrara.blogspot.it)

La riedizione dell'articolo è stata concessa dall'autore stesso il Prof. Aberto Carrara dell'APRA di Roma.

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By Alberto Carrara, Copyright DeUniverso © 2017.