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Dom, Set
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C’è, forse, un non voluto ma importante riflesso, paradossalmente positivo, della tempesta mediatica che ha travolto Alatri e la sua immagine nei giorni del racconto “massmediatico” dell’assassinio di Emanuele Morganti e del resoconto, su cui particolarmente le televisioni hanno insistito, delle reazioni, tacciate come omertose, dei giovani presenti nel momento e sul luogo del massacro e di tutti gli alatrensi nelle ore seguenti. È quello di aver costretto tutti noi, platea televisiva e lettori di quotidiani e magazine, a scrutare la distorsione che, riguardando noi e la nostra città, ci appariva evidente e insopportabile, come il frammento di una distorsione più ampia, costante, metodica della realtà che quotidianamente passa davanti ai nostri occhi, accompagnata dal “rumore” degli studi televisivi e modellata su strutture narrative che, per diventare significative, hanno bisogno di sorreggersi su stereotipi (o forse anche archetipi) di largo consumo e facile metabolizzazione.