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La nuova sfida della vecchia Europa

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All'indomani delle elezioni francesi vi è innanzitutto da rallegrarsi per l'Europa; perché essa non è andata in rovina (cosa che avrebbe comportato anche una sconfitta di misura della Le Pen) e soprattutto perché essa possa avere la possibilità di calibrare la sua quintessenza nel segno della sua essenza che in fondo è il liberalsocialismo.

È una prospettiva politica, quella del liberalsocialismo, che in Italia ci ha insegnato la lezione filosofica novecentesca di Guido Calogero. Scriveva Calogero in un passo che sembra veramente francobollato per arrivare alle cancellerie dei nuovi leader liberali che sembrano lentamente poter emergere dopo la generazione dei tecnocrati: «Il liberale vecchio era convinto che il liberale non può essere socialista: il liberale aggiornato s’è accorto che può esserlo. Non però, ancora, che deve esserlo». Se il liberale del Novecento, insomma, fu quello che si accorse (a dispetto di quello dell'Ottocento) che poteva essere socialista, ai nuovi leader che hanno di fronte la sfida dell'Europa si deve chiedere di essere socialisti.

E questo non per un alchimia che può risultare tutta intellettuale ma perché, come ha scritto altrettanto magistralmente Gennaro Sasso, «non è affatto vero che il liberalsocialismo sia una sintesi o un accordo di quel che, nel liberalismo e nel socialismo, si presenti nel segno o con il carattere dell’essenzialità. È vero invece che liberalismo e socialismo sono l'uno nell'altro, sono, l'uno, l'altro, sono lo stesso, e né, per conseguenza, richiedono un accordo, né una sintesi».

Questa ci sembra in fondo la sfida che hanno di fronte i quarantenni leader europei del XXI secolo: quello dell'inveramento della giustizia nella libertà e della libertà nella giustizia. Forse, frastornati dai populismi, si può in qualche momento anche cedere all'adagio che vuole in soffitta tutto il bagaglio storico-politico maturato dal 14 luglio della Bastiglia all'11 dicembre delle Torri Gemelle; ma in questo la filosofia è metafisica: perché sottrae le idee agli spasmi centrifughi del quotidiano e le preserva lì dove la necessità risospinga gli intelletti politici ad andare con fatica e pazienza a riprenderle e a restituirle ai più.

(Fonte: Ediotirale su La Stampa del 11.05.2017, p. 22).

By Giuseppe Cappello, Copyright DeUniverso © 2017.

Foto di copertina:
Ritrae alcune redattori della rivista Non mollare. Da sinistra a destra: Nello Traquandi, Tommaso Ramorino, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, Luigi Emery, Nello Rosselli. È stata scattata nel 1925. Possiamo indicare nella persona di Carlo Rosselli il principale teorico del Socialismo Liberale.

Articolo d'approfondimento:
"Lettura sul Socialismo" in Democrazia pura, 29.12.2014

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