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Dom, Set
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ADDIO AD OBAMA

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Confesso. Non ho mai desiderato tanto (scrivo quando mancano due giorni all’insediamento di Trump) che un presidente statunitense andasse via come mi succede con Barack Obama. Sembrerà strano questo mio coinvolgimento nelle vicende di un Paese diverso dall’Italia, ma non riesco a farci niente. 

Non è solo questione di emotività, se solo si pensa che il Paese in questione ancora oggi rimane il principale protagonista delle vicende internazionali e condiziona pesantemente anche tante scelte europee.

Perché dunque questa voglia di veder giubilare Obama? Proprio lui, attraente tanto da invogliare a farne un soggetto da film e a dargli un Nobel per la Pace sulla fiducia? Beh, potrei dire perché la sua è stata una Presidenza generalmente scialba ed incolore in larga parte delle grandi tematiche; una Presidenza che, quando poi ha assunto caratteri più definiti (vedi la politica estera mediorientale e, più in generale, relativa al mondo arabo), ha creato il marasma e causato un numero imprecisato di vittime innocenti (Siria). Potrei parlare tanto sui fallimenti di Obama anche in politica interna, ma non è questo che ora mi interessa.

Vorrei dire, invece, della sua assoluta mancanza di quello che in Italia chiamiamo il “garbo istituzionale” (so bene che si tratta di un’espressione edulcorata o eufemistica). Da quando s’è avuta la certezza che la cricca dei Clinton (in primis i miliardari di “Democracy Alliance”, fra cui spicca il pescecane Soros) era stata sconfitta alle elezioni, Obama non ha fatto altro che violare quello che ogni persona senza pregiudizi si sarebbe aspettato: la prosecuzione del mandato fino all’insediamento del nuovo eletto non dico in regime di ordinaria amministrazione, ma di buona creanza, evitando decisioni forti e potenzialmente compromettenti.

Non mi riferisco al fatto di aver sistemato a qualche giorno dalla decadenza uomini di sua fiducia presso Fondazioni ecc. Tutto sommato, queste sono miserie a cui più o meno tutti i politici indulgono, anche se da un idolo come Obama ci si sarebbe aspettato un comportamento più conforme alla sua nobiltà, ma tant’è. Mi riferisco, invece, a scelte che potrebbero condizionare pesantemente l’azione del futuro Presidente.

Quali? 1) un nuovo finanziamento ai ribelli siriani anti-Assad (e poi ci lamentiamo di quel che succede nel mondo); 2) l’espulsione di un nutrito gruppo di diplomatici russi; 3) la revoca della politica dei piedi asciutti e dei piedi bagnati (una politica a favore dei fuorusciti cubani che cercano di entrare via terra negli Stati Uniti per stabilirvisi).

Per fortuna, almeno l’obamiano (quindi, tollerante e pacifico) punto 2) è stato neutralizzato da Putin (quindi, da un guerrafondaio, uccisore di giornalisti etc.), che, invece di seguire la prassi consueta (espulsione di un pari numero di diplomatici USA), ha preferito invitare le rappresentanze USA alle celebrazioni natalizie al Cremlino. Per gli altri due punti , il n. 1 e il n. 3, purtroppo, Trump avrà delle matasse da sbrogliare. Ma Obama? Esiste un presidente che a pochi giorni dalla decadenza si comporta in questo modo? Credo di no. Dunque, non avrò rimpianti per lui. Di fronte a questi comportamenti passano in secondo piano le sue apparenti, castigate virtù familiari, che stridono con quel che si dice del futuro Presidente. Non avendo problemi di voyeurisme, lascio che i trumpiani scandali urinari siano fatti personali (o la regola vale solo per le “relazioni improprie” di clintoniana memoria?). A me interessa che, neanche insediatosi, Trump ha già cominciato a strigliare come si deve tutti quei bravi imprenditori con il vizietto di delocalizzare la produzione lì dove si ha a poco la manodopera, per poi vendere a tanto negli USA e in Canada.

Possiamo virgilianamente preconizzare che con Trump ritornerà l’età dell’oro (Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo)? Non credo proprio, ma almeno avremo uno che preferisce esportare manufatti piuttosto che la democrazia e, allora, vuoi vedere che farà (e ci farà fare) qualche guerra in meno e qualche contratto in più?

By Daniele D'Agostino, Copyright DeUniverso © 2017.

 

Note finali:
1Soros! Chi era costui? Un singolare personaggio diventato noto al pubblico mondiale dopo aver guadagnato, nel 1992, ai danni della nostra lira una cifra mai ben quantificata, ma in ogni caso dell’ordine di alcune decine di migliaia di miliardi. Alcuni anni dopo l’Università di Bologna gli conferisce una laurea honoris causa. Un amico stretto in Italia? Ma lui, naturalmente: il bolognese Romano Prodi. Nel 1992 era governatore della Banca d’Italia Ciampi. Dopo, Ciampi ha fatto tanta fortuna da arrivare alla più prestigiosa carica dello Stato, ad essa chiamato da uno schieramento, come è nell’uso dire, bipartisan. Cadrò nella fallacia del post hoc, ergo propter hoc? Ma che dite? Non farei mai un errore del genere.