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COMPORTAMENTI IMMORALI CONTRO QUELLI MORALI

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Vi riportiamo in estrema sintesi il contenuto della tavola rotonda dal tema "Comportamenti immorali vs morali. Come scegliere il modo di comportarci?" organizzato dal Gruppo di Neurobietica (in breve GdN) e l'Istituto Superiore di Scienze Religiose (in breve ISSR) dell'APRA.

Il tema, nell'ambito dell'attività di ricerca e divulgazione culturale promosse dal GdN, ci è sembrato interessante da sottoporre ai nostri lettori proprio perché al centro di questo evento vi è stata la presentazione di un libro di Tonino Cantelmi e Barbara Constantini dal titolo Amare non è soltanto un sentimento. Psicologia delle emozioni e dei comportamenti morali (Editore Franco Angeli, Milano 2016, Codice ISBN: 9788891713049).

L'evento è stato seguito anche in streaming e ci è sembrato molto interessante l'intervento di uno dei due autori Tonino Cantelmi che vi riproponiamo una breve sintesi qui di seguito anche se v'invitato anche a vederlo direttamente.

Cantelmi apre uno sgancio sull'attuale difficoltà della relazione interpersonale ed offre una serie di elementi che possono essere usati come paradigmi da declinare in diverse situazioni. Il libro l'ha fatto in una delle tante forme della relazione interpersonale che è quella delle relazioni sentimentali ed affettive dell'amare.

Il punto di avvio della sua riflessione parte da un'attenta analisi della realtà attuale: una società che definisce tecno-liquida. Termine che evidenzia come le nostre relazioni sono tutte imperniate dal filtro della tecnologia. Questo dato strutturale, naturalmente, non viene visto in modo del tutto negativo. È utile soffermarsi, tuttavia, su questa tecno-mediazione che manifesta tutta la difficoltà attuale nella costruzione di sana relazioni personale.

Sono tre gli elementi evidenziati da Cantelmi. 

Primo, la straordinaria capacità del mezzo tecnologico (una chat o WhatsApp...) di velocizzare i livelli d'intimità e di conoscenza reciproca. Si riesce a parlare meglio a distanza di se stessi e con un estraneo più di quanto si possa o si sappia fare con una persona che ci sta accanto e ci conosce bene. L'intimità che condiziona spesso la relazione umana se nel passato era il risultato di lunghi incontri adesso può precederli, continuare ed eventualmente condizionare nel bene e nel male l'incontro interpersonale con la persona.

In secondo luogo, si assiste ad una ricerca quasi spasmodica di emozioni forti. È un elemento costante delle relazioni. Attraverso una chat ci si scambiano informazioni che posso raggiungere alti livelli d'intensità emozionale. Questo abituale comportamento di molti, appare un adesione in modo irriflesso e pratico  alla corrente etica ottocentesco del mondo anglosassone dell'Emotivismo.

In fine, la capacità attraverso un semplice profilo online (p.e.: Facebook...) di rappresentarsi in modo narcisistico per attirare dei like ed avere conferme di ciò che facciamo o pensiamo. È cambiato il concetto stesso d'esperienza. Per esempio, prima in un viaggio si facevano foto, si conservavano nella propria memoria e poi si condividevano. Adesso, invece, grazie ai mezzi tecnologici (si pensi ad Instagram) le foto vengono subito postate per essere immediatamente commentate ed acquistano valore attraverso la condivisione di un gruppo e la loro elaborazione attraverso i commenti. Questo appare come il sottile meccanismo del narcisismo virtuale.

La rivoluzione tecno-liquida, ci ha posto dinanzi la realtà dell'Emotivismo e Narcisismo virtuale con cui si connota, ormai, buona parte della nostra esistenza. Cosa fare?

Il rischio è quello di creare un vero e proprio cortocircuito nella comprensione dell'altro e conseguentemente della relazione interpersonale. Un esempio è il potere dei video giochi sui bambini e gli adolescenti (si veda la recensione de' il Frutto proibito di Tommaso Reali). Si osserva, da un lato, la capacità di questi mezzi ludici di plasmare il sistema mente-cervello delle giovani generazioni e, dall'altro lato, l'aumentato deficit cognitivo di comprendere la mente, le intenzioni ed il dolore dell'altro. Da qui la ridotta capacità istitiva dell'uomo a gesti di solidarietà.

Spesso l'inizio di molte nostre relazioni interpersonali coincidono con l'emozione e con poche certezze, incapaci di costruire un futuro. 

Da qui la necessità di Cantelmi di recuperare il genuino istinto umano di voler stare con gli altri. Il bisogno d'incontrare l'altro trova un efficace risposta attraverso dei prerequisiti da salvaguardare affinché l'incontro con l'altro sia realmente "funzionale", cioè la capacità di comprendere la difficoltà dell'altro, di provare qualcosa di simile in modo ematico ed emettere comportamenti di solidarietà. Per usare un'espressione citata da Cantelmi occorre uscire dalle chat, le nuove caverne in cui l'uomo è incatenato.

Occorre porre al centro il tema della resilienza: le ferite e le difficoltà della nostra vita che ci impediscono di andare verso l'altro. La tecnologia digitale diventano la via breve per risolvere i nostri problemi relazionali. Evocano la promessa di poter riuscire ad incontrare l'altro ma, in realtà, è un'illusione. Invece, c'è un percorso lungo che consente ad ognuno di noi di superare tutte le ferite che ci portiamo dietro. E questa via è quella degli incontri autentici che necessitano tempo e luoghi reali e non virtuali dove vedersi e stare, innescando, così, un circuito di mutua solidarietà.

Vi invitiamo a vedere il video dove potrete ascoltare personalmente l'intervento di Tonino Cantelmi, cliccando qui.

By Daniele D'Agostino, copyright DeUniverso © 2016.