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Cellulare, Killer su 4 ruote: arrivano gli anticorpi

Ricerche
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Le “difese immunitarie” della società odierna, composte da azioni di istituzioni pubbliche e attori privati, innescano per la prima volta “tempestivamente” una reazione al fenomeno degli incidenti per distrazione a bordo dei veicoli.

SOMMARIO: 1. Il panorama; 2. Il meccanismo psicologico; 3. La reazione; 4. Gli escamotages; 5. Conclusioni.

1. Il panorama.
Secondo i dati ACI e ISTAT, già dal 2014 più del 20% degli incidenti automobilistici è stato causato da distrazione dovuta all’uso di smartphone alla guida e le statistiche continuano a sottolineare impietose questo nuovo fenomeno. Le elaborazioni fatte dal Centro Studi ACI sui dati ISTAT nel 2016, infatti, sommano a questi incidenti causati direttamente dall’uso del cellulare, quelli indirettamente ad esso connessi come il mancato rispetto di segnaletica, il non rispetto della distanza di sicurezza ed altri, arrivando a ipotizzare addirittura che 3 incidenti su 4 siano provocati da distrazione, in maggioranza proprio per l’uso dei cellulari. Anche in altri paesi come gli USA, la situazione è al limite, con studi che registrano un 60% di sinistri connessi direttamente all’uso del cellulare alla guida. 

La distrazione è un fenomeno che procede parallelamente all’utilizzo di questi strumenti tecnologici e neanche essere dei guidatori provetti ci evita di danneggiare noi stessi e gli altri. Se non bastano motivazioni come il rispetto delle norme del codice della strada o il dovere etico, morale e legale nei confronti delle altre persone che circolano in auto, a piedi o su due ruote, dovrebbe aiutarci la consapevolezza dei nostri limiti fisici e mentali. Nel momento in cui usiamo il cellulare in auto, anche se per pochissimi istanti per guardare una notifica, a questi millisecondi di movimenti oculari, vanno aggiunti quelli per rimettere gli occhi sulla strada, poi quelli del tempo di reazione per capire cosa stia accadendo ed, eventualmente, decidere ed attuare azioni come frenare, sterzare etc. insomma da pochi istanti siamo passati a quei secondi che sono il discrimine tra la vita e la morte, propria ed altrui.

Tornando ai dati degli Stati Uniti di cui accennavamo pocanzi, la AAA Foundation for Traffic Safety, ha pubblicato nel 2015 una ricerca sulle cause di incidenti basata sull’analisi di 1700 video che dimostra chiaramente che oltre il 60% dei sinistri è stato causato dalla distrazione dovuta all'uso di smartphone. Nello stesso anno, la AT&T (American Telephones and Telegraph) in collaborazione con la Braun Research, ha analizzato come gli americani vivono il rapporto con il proprio smartphone mentre sono alla guida. La prima cosa che è emersa è che più della metà degli intervistati tiene il proprio cellulare in macchina ad una distanza “di facile raggiungimento” mentre un 30% lo tiene in posti non considerati facili da raggiungere ma c’è anche una piccola percentuale di persone che ha addirittura l’abitudine di tenerlo appoggiato sulle gambe o in mano. Un’altra cosa interessante riscontrata è che quasi la totalità del campione si dice abituato a compiere operazioni come rispondere a chiamate, messaggi, farsi selfies mentre un 25% dichiara di essere un utilizzatore occasionale di social network alla guida.

Anche un’altra ricerca condotta da AutoScout24 su un campione di 30mila automobilisti di Italia, Germania, Belgio, Spagna e Paesi Bassi dimostra che il 34% degli italiani, ad esempio, usa con una certa frequenza il cellulare senza auricolare o il vivavoce definendosi, da soli, come irrispettosi, poco intelligenti ed altro.

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2. Il meccanismo psicologico.
E qui veniamo al dato psicologico: l’abitudine e la convinzione di riuscire a fare due cose contemporaneamente, unite alla paura di perdersi qualcosa mentre si sta guidando, sono le motivazioni principali che i conducenti adducono a chi gli domandi il perché usano lo smartphone quando guida, arrivando ad auto ammissioni di vera e propria dipendenza da queste abitudini.

Questo panorama allarmante, tuttavia, non può essere liquidato con invettive contro la modernità che ormai sono parossistiche. È innegabile, infatti, che questo oggetto, questa propaggine, questa “estensione” di noi sia ormai diventata pervasiva ed ineludibile. Le nostre vite attuali senza l’Always on sono impensabili e paradossali, checché ne pensino i radicali anti-tecnologici. D’altronde è la normale “legge” delle innovazioni tecnologiche, quella che vuole che ad ogni scoperta ed invenzione corrispondano grandi benefici e vantaggi ma altrettanti svantaggi e lati negativi che, tuttavia, con scoperte e innovazioni successive, vengono affrontati e, spesso, risolti. È quanto sta accadendo con gli incidenti causati da distrazione, in particolare quelli da uso del cellulare in macchina. Per questo si sta tentando di correre ai ripari e, per una volta, in tempi molto brevi.

La reazione della società civile e delle istituzioni, infatti, anche in Italia, è stata inusualmente veloce, rispetto a fenomeni paragonabili nel passato. È un po’ come se il “nostro sistema immunitario”, sovente lento e poco reattivo alle “aggressioni esterne”, questa volta avesse identificato in tempi ridotti il “virus” e stesse schierando le sue difese tempestivamente.

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3. La reazione.
Dicevamo degli anticorpi. Le Forze dell’Ordine e il legislatore hanno già fatto il passo necessario: inasprire a tal punto la normativa da rendere obbligatoria la sospensione della patente  se si usa il cellulare mentre si guida, anche fermi ad un semaforo.

Nel settore privato, già Tim e Ducati quasi due anni fa hanno iniziato una collaborazione per promuovere un progetto di sensibilizzazione all’utilizzo consapevole del cellulare con la campagna #GuardAavanti.

Nel pubblico, l’istituzione che da statuto si occupa di tutela dell’automobilista ed, ormai, in un’ottica più generale della tutela dell’utente della strada chiunque esso sia, ovvero la Federazione ACI, ha iniziato a martellare con campagne mirate sul rischio dell’uso del cellulare alla guida, contribuendo in maniera sostanziale anche in sedi “opportune” ad inasprire le sanzioni per chi è sorpreso ad usare uno smartphone in macchina. È notizia di poche settimane fa, infatti, l’evoluzione in tal senso del codice della strada che obbliga il sanzionatore alla sospensione della patente e non più a considerare questa sanzione come opzionale in casi particolarmente gravi.

Questa che potrebbe sembrare una cosa di poco conto, in realtà è un cambio di prospettiva culturale e legale fondamentale ed arrivata in tempi molto brevi, almeno per le lungaggini della nostra burocrazia e, ancor più, per quelle dei cambiamenti culturali “virtuosi”. Dicevamo di ACI, che ha lanciato due campagne con gli hashtag #mollastotelefono e #guardalastraada rivolte soprattutto ai giovani in un periodo, tra l’altro, in cui imperversava la moda del gioco di realtà aumentata sulla “caccia ai Pokemon” che andava nella direzione contraria rispetto a queste campagne.

La tendenza attuale, consapevoli che non basta sanzionare ed inasprire le multe e le conseguenze per avviare una inversione di tendenza culturale e comportamentale, è quella di ideare tecnologie o espedienti tecnici per limitare l’uso del cellulare in automobile quando si guida. In questa ricerca sono impegnate soprattutto le case costruttrici di vetture che stanno sperimentando diverse tecnologie o idee che rendano impossibile l’uso del cellulare alla guida.

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3. Gli escamotages.
I diversi filoni, ad oggi, sono riassumibili in due grandi macrocategorie: nella prima ricadono coloro i quali puntano a sensibilizzare l’individuo e a responsabilizzarlo, dandogli comunque la scelta di optare per qualcosa che gli renda impossibile usare il cellulare finchè guida; nella seconda, invece, quelli che, sfiduciati dall’essere umano, vorrebbero imporre espedienti tecnici che intervengano a prescindere dalla volontà personale

Tra i primi, ad esempio, ci sono cofanetti o cruscotti isolanti che bloccano il segnale del telefonino una volta riposto, o semplici ma efficaci “sacchetti salvavita” (lanciati per primo dall’Automobile Club Frosinone proprio nell’ambito della campagna nazionale #mollastotelefono) nei quali riporre il cellulare una volta a bordo che, oltre a ricordare al guidatore ogni volta che ha la tentazione di afferrare la sua “protesi” digitale che “non si fa” mediante una scritta, un motto o semplicemente guardandoli, rendono la scelta di riporlo consapevole, mediante la messa in atto di un’azione volutamente costruttiva da contrapporre alla cattiva abitudine dell’uso del cellulare. Secondo alcuni studi psicologici, infatti, solo contrapponendo ad un’azione di routine, o compulsiva, negativa un’abitudine contraria “positiva”, si mette il protagonista nelle condizioni di cambiare definitivamente comportamento.

Nell’altra macrocategoria, quella degli accorgimenti tecnici che impongono al guidatore di non usare il cellulare o glielo rendono impossibile, ad esempio, c’è il sistema in studio alla Nissan, che in auto isola il cellulare del guidatore dalla rete telefonica e da quella Internet. Il Nissan Signal Shield previsto per la Juke è un vano portaoggetti che utilizzando il principio fisico della gabbia di Faraday impedisce la trasmissione dei segnali telefonici e dati da e verso l'apparecchio. In questo modo si elimina la tentazione di guardare subito il messaggio in arrivo segnalato dal classico avviso acustico.

Va segnalata, da ultima, una interessante iniziativa di alcune imprese assicuratrici, che hanno ideato dei Tag che funzionano mediante il sistema di comunicazione Android NFC, che consistono in piccoli dispositivi (portachiavi, porta cellulari, adesivi per cruscotto) che contengono appunto un Tag (istruzioni digitali che comunicano con il proprio cellulare) che appena si sale in auto si trasmettono al proprio smartphone mediante il sistema NFC, avviando una App che mette il telefono in stand by, blocca le notifiche e, addirittura, risponde a chi ci cerca inviando un messaggino di default come "Sto guidando" o "Ci sentiamo tra poco sono in auto" o cose del genere. 

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4. Conclusioni.
Insomma, la lotta alle stragi su strada, dopo decenni di impegno costante e sfiancante contro la guida sotto effetto di alcol e droghe, che rimangono sempre tra le maggiori cause di incidentalità comunque, segna un’evoluzione e ci pone tutti quanti dinnanzi ad una nuova sfida, ancora più difficile perché non riguarda più una determinata minoranza di persone (gli utiizzatori di sostanze e alcol), bensì la totalità della società civile.(il cellulare lo usano tutti indistintamente).

L’uso di stupefacenti e l’abuso di alcol, infatti, benché diffuse, sono pratiche giudicate di per se stesse negative e condannate come devianti. L’uso del cellulare, invece, non è visto né giudicato automaticamente come un problema, in quanto effettivamente non lo è, essendo una pratica usuale, quotidiana ed innocua per tutti nel giusto ambito; così stando le cose, però, risulta più difficile inquadrarlo come devianza quando lo si attua in circostanze in cui non si dovrebbe.

L’auspicio è quello che il “sistema immunitario” della società civile in tutti i paesi civilizzati, si mobiliti come pare stia accadendo, fondando la sua reazione sull’alleanza, mai come oggi fondamentale, tra attori pubblici e privati, con l’unico obiettivo di salvare più vite umane possibile.

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By Andrea Tagliaferri, Copyright DeUniverso @ 2017.

 

Nota bibliografica:
- Rapporto ACI-ISTAT 2014, 2015 e 2016.
- Tesi di Laurea Ilaria Ragona Corso di Laurea Magistrale in Strategie di Comunicazione Università degli studi di Padova anno accademico 2014/2015.

 

Sitografia:
Segnaliamo il sito www.distraction.gov dello United States Department of Transportation assieme al NHTSANational Highway Traffic Safety Administration, interamente dedicato al tema, che riporta dati, campagne, normative, suggerimenti sul tema della distrazione alla guida, fornendo in home page un contatore di forte impatto che tiene il conto, minuto per minuto, di quante vittime faccia negli Stati Uniti la guida distratta.

Vi segnaliamo altri siti per ulteriori approfondimenti:
www.aci.it
www.asaps.it
www.erieinsurance.com