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La teoria gender non esiste

Interviste
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Dopo la pubblicazione del saggio dal titolo Teoria del gender? il punto di vista scientifico, vi riportiamo interamente l'intervista di Andrea Tagliaferri al Prof. Valerio Paolo.

Andrea Tagliaferri: La Teoria del Gender è da tempo sotto i riflettori strumentalizzata di volta in volta per scopi che hanno più del “politico” che non dello scientifico o del culturale. Fare chiarezza su questo argomento, però, è compito più che dei politici e dei referenti di associazioni e strutture più o meno direttamente coinvolte nella materia, quindi viziate da visioni di parte, di scienziati e ricercatori che, per lo meno in tendenza, hanno meno pregiudizi e puntano ad avvicinarsi all’oggettività.

Lei ed alcuni suoi colleghi e collaboratori vi occupate da molti anni di tematiche relative al transessualismo, all’identità di genere e quant’altro. Ci chiarisce cosa c’è di vero e cosa no nella supposta esistenza della “Teoria del Gender”?

Il prof. Valerio Paolo: La “Teoria del gender”, così come viene proposta dai media, non esiste! Si tratta di un neologismo nato prevalentemente in ambito cattolico per riferirsi, in maniera scorretta, ai Gender Studies. Coloro che utilizzano questa locuzione sostengono che i Gender Studies mirano a promuovere la negazione delle differenze biologiche e psicologiche tra maschi e femmine, a distruggere la famiglia tradizionale quale fondamento naturale di tutte le società e a incoraggiare l’assunzione di uno stile di vita squilibrato e disordinato. Essi criticano alcuni punti teorici degli studi sui generi e sugli orientamenti sessuali, rimodellandoli in maniera spesso ambigua. È chiaro che si tratta di una rilettura scientificamente scorretta dei Gender Studies che, al contrario, non negano l’esistenza del biologico. Ciò che, in breve, i Gender Studies sostengono è che il problema non sta nel dato biologico e nella sua funzione. Piuttosto, sembra stare in ciò che la società (e quindi, il dato “socio-culturale”) costruisce sul biologico, creando copioni, asimmetrie e disuguaglianze.

Andrea Tagliaferri: Nel particolare ambito della Scuola, in Italia questo dibattito si è esacerbato in maniera a volte davvero aspra, come se ci fossero due fazioni contrapposte e arroccate sulle proprie posizioni a difendere la propria visione del mondo sul tema dell’identità sessuale e di genere. Cosa c’è di così pericoloso nella riforma della Buona Scuola su questo tema che dovrebbe allarmare un genitore ed in particolare nell’unico comma (n° 16) della Riforma (legge 107/2015 su “La Buona Scuola”) e che recita testualmente: “Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge14 agosto 2013, n.93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119”.

Il prof. Valerio Paolo: Non c’è nulla di pericoloso in questa riforma. Al contrario, è una riforma in linea con i recenti dettami europei in materia di diritti e pari opportunità. L’obiettivo è quello di formare giovani, che saranno gli adulti del domani, maggiormente sensibilizzati e attenti a non discriminare, consapevoli e informati su tematiche di cui, ancora oggi, si conosce poco, per timore, ignoranza o per pregiudizio. Gli interventi, solitamente promossi nelle scuole di ogni ordine e grado, sono finalizzati a promuovere una cultura delle differenze e fanno riferimento a costrutti teorici e scientifici ben radicati, che si possono inquadrare nell’ambito dei Gender Studies e non dell’inesistente Teoria Gender. Questa riforma, quindi, spinge primariamente a promuovere la non discriminazione verso le differenze, a ostacolare il diffondersi di forme più o meno velate di bullismo omo/transfobico o di fenomeni dettati dalla non conoscenza e dall’intolleranza. Firmando il cosiddetto “patto di corresponsabilità” i genitori autorizzano la scuola a promuovere, attraverso personale qualificato, l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni.

By Andrea Tagliaferri, Copyright DeUniverso 2018.

 

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