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Salvini ed il principio di prossimità

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Sappiamo tutti dei tentativi di far passare Salvini per quel che sicuramente non è: uno xenofobo, un razzista e chi più ne ha più ne metta. Il colmo è stato raggiunto da “Famiglia Cristiana”, che in una recente copertina ha addirittura accostato il Ministro dell’Interno a Satana (inutile dire che la cosa è stata un evidente autogoal mediatico, che dovrebbe indurre a molte riflessioni sul sempre più grave scollamento tra popolo e mondo ecclesiale!).

Non poteva mancare anche qualche scuola statale, dove gli alunni si sono visti assegnare compiti che mettono in chiara relazione la politica salviniana in materia di migranti con le leggi razziali del 1938. In realtà, non ci vuol molto per dimostrare che dall’attuale governo non sono mai stati emanati provvedimenti di tipo razzista, nel senso di volti a colpire persone per la loro pura appartenenza ad una certa etnia o a un certo popolo. Tutto quello che è stato fatto riguarda solo la necessità di far rispettare la normativa vigente, lasciando spazio a quelle situazioni (non tante) di oggettiva impossibilità di seguire i percorsi ordinari per l’ingresso in Italia.

Non mi interessa in questa sede esprimere un giudizio politico sull’efficacia dell’operato di Salvini, né mi interessa valutare la coerenza dei giudizi e dei comportamenti tenuti da alcuni suoi contraddittori (ad es., non manca chi, a questo proposito, si richiama a motivi evangelici, mentre per tutto il resto non pensa ad altro che a distruggere quanto di cristiano ancora esiste nelle nostre civiltà). Nemmeno mi soffermerò su un’analisi, che andrebbe pur fatta, dell’eventuale legittimità giuridica delle scelte ministeriali. Intendo solo valutare in forma molto rapida, quale conviene ad un sito Internet, se la politica di Salvini contraddica un dettame fondamentale, che in qualche modo ispira tutta la nostra storia, da Cristo in poi. Si tratta di quel comandamento che, in ambito cristiano, è detto dell’amore per il prossimo e che ha ricevuto varie declinazioni in senso laico, tanto da chiamarsi principio di solidarietà o altro ancora e che si connette ovviamente alla questione della prossimità. Senza qui impelagarmi in tecnicismi sulle differenze tra comandamenti, princìpi formali etc. (uso, come nota il lettore attento, per lo più in un’accezione generica il termine “principio”), occorre capire se nella sua azione di governo Salvini abbia violato o no quella norma che ci impone di aiutare gli altri uomini in palese difficoltà.

Fatte queste doverose premesse, bisogna immediatamente far presente che i princìpi generali, in etica come in diritto (si pensi ai princìpi costituzionali) o politica devono essere valutati nel concreto delle situazioni e in eventuale armonia tra loro. Ciò detto, si vede bene come in fondo Salvini non abbia fatto altro che tener presente il principio di solidarietà, armonizzandolo con un altro classico principio, quello di prossimità.

Di che si tratta? Ovviamente, ne abbiamo versioni diverse. Anche l’Unione Europea opera secondo un principio di prossimità, inteso in più modi. Ad esempio, lo segue quando, collegandolo con il principio di vicinato, avvia e cerca di mantenere relazioni più strette con Stati che geograficamente sono più vicini ai suoi confini. Per quel che concerne questa mia nota, in breve il principio di prossimità afferma che maggiore è la prossimità morale, più forte è l’obbligazione. Insomma, è il principio che ci consente, insieme con altri (ovviamente), di tradurre nel concreto il comandamento dell’amore per il prossimo (ancora questo termine!) o della solidarietà verso gli altri membri dell’umanità. È così che questo comincia ad acquisire una sua concretezza, legandosi ad altri principi ed alla realtà vera. Su questa base non è immorale (anzi!) il padre che si spacca le mani per far progredire la propria famiglia e che alle necessità esterne riserva, come facciamo tutti, gli scampoli delle proprie entrate.

La prossimità indica la forza di un certo legame. Nel valutarne la forza entrano in gioco fattori diversi: il sangue, la vicinanza di idee, la dimestichezza… Non sempre è possibile far prevalere questo o quel motivo. Se ho dei parenti all’estero, essi mi risulteranno più prossimi di tanti miei connazionali che abitano a due passi da me. Il problema è: come fare a stabilire chi è più prossimo? Su un piano personale ognuno farà le proprie valutazioni e si comporterà di conseguenza (è ovvio che, essendo in agguato il rischio del soggettivismo, si dovrà far intervenire anche princìpi e considerazioni diverse. Non si può mettere sullo stesso piano chi privilegia l’impegno per i figli e chi privilegia l’impegno per l’amante), ma questo interessa poco in questa sede. Qui invece interessa come possa fare a stabilire le prossimità il Ministro dell’Interno. Entra in gioco la funzione pubblica di Salvini, il quale come privato avrà invece prossimità diverse: i figli, i parenti, gli amici... Come politico però egli ha contratto un obbligo nei confronti del popolo italiano, che lo ha condotto lì dov’è. Un popolo che ha votato lui e il suo schieramento proprio affinché realizzasse quanto detto in una campagna elettorale più infuocata del consueto. Il popolo in questione è quello italiano, che percepisce pericoli (e in gran parte la percezione corrisponde alla realtà, se solo si pensa alla situazione carceraria) al naturale desiderio di preservare la propria identità, la propria sicurezza e i propri interessi da parte di migranti irregolari.

Dinanzi a questa situazione, Salvini non ha fatto altro che adottare nelle sue scelte un principio di prossimità, individuando come più prossimo, rispetto a tutti gli altri, il popolo che l’ha sostenuto: il popolo italiano. Fatta questa operazione, tutto il resto può venire dopo: leggi per favorire il lavoro in Africa o di regolarizzazione dei migranti giù presenti sul territorio nazionale, e così via. Queste sono scelte che non minano la legittimità e, direi, l’obbligo, di stabilire delle prossimità. Dunque, Salvini non viola un principio etico-politico fondamentale.

Ecco perché, dire, come afferma Salvini, “Gli Italiani vengono prima” a proposito di tante scelte nazionali (lavoro, assegnazione di case etc.), non è affatto immorale, come invece sarebbe dire “Solo gli Italiani!”. Da una parte, infatti, egli ha invocato una solidarietà ad ampio raggio, che l’Europa altruista a chiacchiere ha nei fatti costantemente negato (è difficile trovare esempi di ipocrisia superiore a quella di un Macron), dall’altra ha disposto, nel solco della tradizionale politica italiana, l’accoglienza di molte migliaia di persone bisognose di aiuto in mare o approdate con natanti insicuri sulle nostre coste. A ben guardare, il contrasto vero è stato solo con le grandi e ricche ONG, accusate di alimentare il traffico illegale di migranti. Non solo, ma, come nel caso della nave “Diciotti”, il Ministro anche nei confronti delle loro navi non ha mai fatto mancare assistenza sanitaria e quanto servisse per lai prima necessità.

Addirittura, si può dire che Salvini mostri una inattesa (per molti, ma non per chi conosca la dottrina cristiana nella ricchezza delle sue articolazioni) vicinanza a quanto espresso dal Santo Padre, proprio a proposito della vicenda “Diciotti”. “Accogliere lo straniero è un principio morale - ha sostenuto Papa Francesco - ma non si tratta di accogliere ‘alla belle étoile’, no, ma un accogliere ragionevole”. Quindi, nel concreto, bisogna tener conto “della prudenza dei popoli sul numero o sulle possibilità: un popolo che può accogliere ma non ha possibilità di integrare, meglio non accolga. Lì c’è il problema della prudenza. E credo che proprio questa sia la nota dolente del dialogo oggi nell’Unione Europea”. Vero è che il Santo Padre doverosamente continua affermando che non si possono tralasciare senza indugio i problemi a cui potrebbero andare incontro le persone respinte o rimandate ai Paesi d’origine, ma su questo Salvini non ha mai chiuso le porte del dialogo.

Si dirà: ma il comandamento evangelico recita che bisogna amare il prossimo come sé stessi, che bisogna dare la vita etc. Già, ma queste sono affermazioni generali che lo stesso Testo Sacro si preoccupa di rendere confrontabili con la vita da vivere. La grandezza del Cristianesimo è stata proprio quella di aver saputo, nella fedeltà alla interpretazione biblica complessiva, leggerle avendo chiaro il confronto con la realtà effettuale. Si prendano tre passi neotestamentari, che si muovono su diversi piani di obbligazione morale, ma per niente tra loro contraddittori e che conducono proprio ad una scelta di prossimità. Cominciamo con II Corinzi 9, 5 e 11 (“Ho quindi giudicato opportuno chiedere a questi fratelli di venire da voi prima di me e a voi di preparare il dono che avete promesso, perché sia veramente una dimostrazione di generosità e non di avarizia… Dio vi dà tutto in abbondanza perché siate generosi”), e I Giovanni 3, 17-18 (“Se uno ha di che vivere e vede un fratello bisognoso, ma non ha compassione e non lo aiuta, come fa a dire: ‘Io amo Dio’?. Figli miei, vogliamoci bene sul serio, a fatti. Non solo a parole o con bei discorsi!”). Per finire, 1Timoteo 5, 8 è di una chiarezza estrema nell’aderenza al quotidiano (“Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi parenti, specialmente di quelli della sua famiglia, costui ha già tradito la sua fede ed è peggiore di uno che non crede”), stabilendo una chiara, sintetica gerarchia di prossimità. Da questi pochissimi cenni si evince con estrema chiarezza che l’insegnamento neotestamentario non ha nulla di astratto, ma, nel considerare la natura umana, pone delle mete e attualizza i princìpi.

Alla luce di quanto detto, credo di aver mostrato come, anche sulla base dell’etica cristiana, Salvini non abbia violato alcun principio. Ovviamente, questo non significa che se ne debba seguire ad ogni costo la linea. Tante sono le possibilità in questo senso. Ma rimane il fatto che Salvini non ha dato alcuna impostazione “satanica” alle sue scelte politiche. Non si è d’accordo con lui? con la sua impostazione? Niente da eccepire, ma con la prudenza valutativa che il momento storico impone.

di Fernando Di Mieri copyright @ DeUniverso 2018.