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Mer, Ott
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'Se non ti piace questa Unione Europea, quella è la porta'

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Commento sul “j’accuse” del Parlamento Europeo all’Ungheria per le “gravi e continuative violazioni dello Stato di Diritto”.

Come ogni comunità, federazione, sovrastruttura, formazione sociale di qualsiasi natura ed in qualsiasi periodo storico, anche l’Unione Europea ha dei principi fondanti e delle regole di funzionamento. Entrare a far parte dell’Europa unita, dunque, significa accettarne i valori e rispettarne le regole; pare lapalissiano ma per molti, in questi giorni, questa ovvietà risulta poco chiara.

C’è una differenza fondamentale tra valori e regole, perché i primi vanno accettati così come sono, fondativi, ontologici, immanenti nella struttura che li esprime (tranne rari e circostanziati casi), mentre le regole possono essere cambiate con più facilità, si adattano al periodo e alla materia, alle evoluzioni sociali e organizzative, in una parola solo relative. Entrare a far parte dell’Arma dei Carabinieri, per intenderci, porta con sé il rispetto ancor più stringente della legge e chi ne entra a far parte liberamente si dà il caso la rispetti; se costui vuole rubare o in maniera ancora più semplice, se non vuole portare la divisa, nessuno lo obbliga a farne parte. È così che ogni Paese libero che abbia deciso liberamente di aderire all’Unione Europea (che lo precedeva in quanto esistente anche senza di esso e, dunque, che esisterà anche senza) altrettanto consapevolmente ne accetta principi e valori, oltre che rispettarne le regole. Altrimenti ne fuoriesce, LIBERAMENTE.

Quanto sta accadendo in questi giorni con l’Ungheria, tuttavia, cozza un po’ contro queste ovvietà, dal momento che il Governo magiaro ed altri governi “amici” (con metà di quello italiano) accusano l’Europa di aver votato a favore dell’applicazione dell’art.7 del TUE (Trattato dell’Unione Europea) che ha l’unico obiettivo di assicurare che tutti i paesi UE rispettino i valori comuni dell’Unione, compreso lo Stato di Diritto. Il meccanismo preventivo dell’articolo 7, paragrafo 1, del TUE può essere attivato solo in caso di «evidente rischio di violazione grave» e il sistema sanzionatorio previsto dall’articolo 7, paragrafo 2, del TUE si applica solo in presenza di una «violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro» dei valori di cui all’articolo 2.

Il meccanismo preventivo, tra l’altro, permette al Consiglio di fornire un avvertimento al paese UE coinvolto prima che la «violazione grave» si materializzi. Il sistema sanzionatorio consente al Consiglio di sospendere determinati diritti derivanti dall’applicazione dei trattati per il paese UE in questione, compreso il diritto di voto di quel paese nel Consiglio. Affinché questo accada, la «violazione grave» deve essersi protratta per un determinato periodo di tempo. Per ora, tra l’altro, c’è stato solo il voto di indirizzo del Parlamento Europeo, a cui seguirà un lungo lavoro da parte dei Governi rappresentati in seno al Consiglio Europeo che, per arrivare all’applicazione vera e propria dell’art.7 del Trattato, dovrebbe esprimersi all’unanimità, cosa pressoché impossibile dal momento che già la Polonia, dichiaratasi contraria, basterebbe a fermare la procedura. Ma l’atto politico resta, forte e chiaro e non potrà essere preso sotto gamba, pena il crollo dell’intera impalcatura valoriale dell’Europa così come la conosciamo.

Al di là della visione politica di ciascuno, della propria opinione in merito ai temi toccati da questo atto d’accusa contro l’Ungheria (che sono la soppressione dello Stato di Diritto, in particolare contro gli immigrati; la restrizione delle libertà civili per alcune minoranze religiose, etniche e di altra natura; la limitazione del diritto di parola e pensiero, con conseguente ridimensionamento del diritto di cronaca e la nascita di una censura governativa attuata tramite un fantomatico Consiglio dei Media di mussoliniana memoria; il tentativo di ingabbiamento della magistratura con la creazione di una seconda Corte Suprema per la Pubblica Amministrazione, insomma chi più ne ha più ne metta… come si può leggere nel rapporto Sargentini nel link in calce) quello che vorrei focalizzare in questo articolo è l’aspetto puramente formale (una forma che, tuttavia, diventa essenza), ovvero che chi non rispetta delle regole fondamentali di una associazione, comunità o sovrastruttura, può e deve tirarsene fuori, senza pretendere di stravolgerla totalmente o distruggerla. E non si dica che le lotte possono anche essere fatte dall’interno perché, come già detto pocanzi, si può cambiare una regola di funzionamento, un organismo, un meccanismo di voto e tantissime altre cose “pratiche” o minori ma non si possono intaccare i principi fondanti contenuti nel Trattato che è la COSTITUZIONE Europea. È come se si volesse riabilitare un partito di estrema destra o sinistra extraparlamentare in Italia, che punti magari alla soppressione della Repubblica per tornare alla Monarchia o ad altra forma di nazione non Repubblicana. Non si può. Metterebbe in discussione l’esistenza stessa dello Stato italiano così come le politiche estremistiche e anti liberali dell’Ungheria odierna mettono in discussione i principi cardine su cui si fonda l’Europa e che, se lasciati libere di diffondersi, potrebbero portare alla sua fine.

E dirò di più: questo episodio, il primo caso di applicazione dell’articolo 7 del TUE, invece che rafforzare l’Europa e difenderla ne mostra tutta la fragilità, in quanto l’unico meccanismo di difesa previsto per violazioni di diritto così gravi è appeso ad un voto all’unanimità che realisticamente non potrà quasi mai essere applicato. Dunque un’arma virtuale e spuntata.

Riflettiamo e speriamo che lo facciano anche i Governi, in particolare quelli che tengono all’idea originaria di una Europa libera, unita e coesa nella difesa dei diritti dei propri concittadini.

By Andrea Tagliaferri, copyright DeUniverso © 2018.

 

Approfondimenti:
Sulle procedure e le regole di "Promozione e salvaguardia dei valori dell'UE", clicca qui.
Sul rapporto Sargentini e gli abusi compiuti dal governo ungherese, clicca qui.