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Mer, Dic
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Sinistra. Una piccola grande utopia per la rinascita

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Credo che queste ultime elezioni abbiano decretato veramente l’esaurimento di ogni forza e prospettiva della sinistra italiana. Non solo in modo politico ma finanche in modo storico. E la questione mi sembra sottovalutata. Non credo infatti che un cambio delle leadership o gli stessi sussulti della base a ‘ritornare alle sezioni’ possano rianimare un paziente clinicamente morto. Con molte fantasie e senza più un’idea. Cerebralmente morto. Dopo una lunga agonia trentennale in cui la classe dirigente che doveva tesaurizzare l’esperienza del PCI e riproporla in una nuova sfida ha mostrato tutta la sua inadeguatezza politica al compito.

Che fare allora? Rassegnarsi a non vedere più in Italia un partito di sinistra che coniughi, in una forma tutta da reinventare, la teoria socialista e un’azione politica non identitaria e minoritaria? Non mi pare ci si debba arrendere! E immagino invece che proprio un giornale della sinistra italiana si debba incaricare di aprire in maniera strutturale sulle sue pagine (con un appuntamento settimanale e di lungo periodo) un dibattito pubblico non elitario e con la partecipazione dei lettori. Favorendo innanzitutto quelli più giovani. Non per una questione di giovanilismo ma perché sono essi a vivere sulle proprie carni il disagio sociale maggiore. Sono essi a poter testimoniare e rappresentare le nuove dinamiche sociali. In un dialogo anche generazionale che non li abbandoni alla facile interlocuzione con movimenti che ne catturano l’insoddisfazione ma che, a mio avviso, non hanno poi la luce di un’idea lungo cui possa scorrere una prospettiva non illusoria. I giovani avranno presto di nuovo l’esigenza di un’idea forte. Di un’idea socialista. Che però deve essere rideclinata in maniera vitale proprio da loro stessi. Da un auspicabile loro discutere. E con i meno giovani a esercitare un ruolo più specificatamente maieutico.

E’ nel dialogo e nella sua nobilitazione sulle pagine di un giornale, a mio avviso, l’unica via percorribile per non ingannarci più su facili quanto vacue soluzioni di rigenerazione della sinistra in questo Paese. A rigenerare peraltro un pubblico fra i giornali sempre più in crisi. Una crisi che certamente fa sì che una piccola utopia di vedere un dibattito pubblico che proceda dalle carni della società diventi la più ardua idea da concepire. La più grande delle utopie. Cosicché è naturale pensare che, a determinare la dilapidazione dell’eredità della sinistra italiana, il mondo dell’editoria dei quotidiani abbia a piedi pari affiancato in questa ‘lunga marcia’ trentennale il mondo della politica. Del resto, il caso della chiusura dell’Unità sta lì a rappresentare plasticamente questo dramma politico-editoriale. Questo terribile dramma culturale.

Giustamente un’amica commenta su fb: «Hai ragione… ma c’è un problema non piccolo da superare: la scomparsa dei giornali in senso letterale, gli adulti non li comprano più, soppiantando la lettura con la consultazione frettolosa di pagine web o di social, e i giovani crescono in famiglie dove l’esempio è questo».

E io a mia volta sono certamente d’accordo con ciò. E penso quindi a un giornale che a questo dibattito possa riservare anche pagine online. Purtroppo la lettura in generale non è oggi un esempio che i genitori offrano diffusamente ai figli. Più facile che un ragazzo cresca con l’esempio dei genitori che chattano. In parte si deve purtroppo all’organizzazione sociale del lavoro che non lascia più spazi di comunione e riflessione fra genitori e figli. La prospettiva reale è inquietante ma qualcosa bisogna pure fare e cercare di dire. Ecco: dire che l’organizzazione sociale del lavoro è alla radice del problema dell’alfabetismo linguistico e conseguentemente logico già mi sembra un punto su cui la sinistra dovrebbe battersi. Distinguendosi peraltro dai 5S che mi sembrano nel complesso una scorciatoia dell’espressione del disagio figlia di questo tempo. Non è una questione di snobbismo ma la convinzione che senza una struttura logica ogni forma di politica è destinata al fallimento. È quello che è successo alla sinistra quando non ha saputo reinterpretare i suoi classici del pensiero dopo il 1989.

di Giuseppe Cappello Copyright DeUniverso © 2018.