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Diritto al voto nel 2018: solo per giovani, sani, ricchi e acculturati

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Garantire il diritto al voto è, forse, il più alto compito delle istituzioni repubblicane in una democrazia che tal si voglia definire. Sono state sacrificate vite e vite per conquistare il diritto al voto e vederlo “violentato” e “calpestato” senza pudore (e senza una levata di scudi da parte della opinione pubblica e degli osservatori) fa davvero male.

Forse non ci si è resi conto che la cosa più grave che sia successa in questa tornata elettorale è che per la prima volta nella storia repubblicana non è stato garantito il diritto di voto, che è la cosa più grave che possa accadere in una democrazia che si fonda, appunto, sul suffragio universale che garantisce al popolo di eleggere chi li rappresenterà.

Veniamo al punto. Quando si è deciso di fare il cosiddetto “Election Day”, accorpando le elezioni Politiche alle Regionali (in due delle regioni più importanti sotto tutti i punti di vista dal momento che ospitano le due “capitali” italiane, Roma e Milano, oltre a tutte le istituzioni nazionali ed internazionali) non si è pensato (o si?) che prima andavano armonizzate le leggi elettorali per il Parlamento nazionale con quelle delle Regioni al voto? E se questo era, come in realtà è, difficilissimo e quasi impossibile,non si è pensato che NON ANDAVA FATTO L’ELECTION DAY perché va ad inficiare il più fondamentale dei diritti civili di un cittadino, il diritto al voto?
Entro ancor più nel merito così chiarisco il punto che ritengo talmente importante da farmi gridare allo scandalo.

Solo io, da cittadino e da giornalista, mi sono reso conto che una grandissima fetta di popolo non ha potuto esercitare il proprio diritto al voto in quanto confusa dalle discordanze- anzi dalle incompatibilità- tra le due leggi elettorali? Da un lato le schede elettorali per le Politiche che già al loro interno erano difficilissime da comprendere per la distinzione tra Uninominale (scontro secco tra candidati nel singolo collegio) e la quota proporzionale con le liste dei partiti e i nomi dei candidati già scritti nell’ordine scelto (dalle segreterie di partito). Dall’altro la scheda per le Regionali che, quantomeno nel Lazio, prevedeva il voto al Presidente, il voto al partito e il voto con preferenza al Candidato, con tanto di righe vuote dove scrivere il nome scelto. E non è tutto: alle Regionali era anche permesso il voto disgiunto ovvero la possibilità di votare per un candidato Presidente e per una lista (e i suoi candidati) dello schieramento opposto. Ma non alle Parlamentari! Insomma un vero e proprio rebus che ha mandato in tilt centinaia di migliaia di persone tra anziani, persone poco colte, persone distanti dalla politica, giovanissimi etc. E QUESTO È GRAVISSIMO!

Senza contare lo scandalo dei voti "comprati" all'estero che alcuni servizi giornalistici hanno smascherato...

 

Elezioni 2018 diritto al voto Figura 1Foto: fila ai seggi di Alatri (FR) durante le votazione dell'elezioni politiche del 4 marzo 2018

 Vogliamo tornare forse al voto per pochi eletti? Vogliamo far votare solamente i laureati? Chi mangia di politica o chi se ne interessa? La legge elettorale in democrazia deve essere intuitiva, comprensibile a tutti e, possibilmente, essere la stessa o quasi per molto tempo, perché cambiare legge elettorale ogni 5 anni non dà il tempo alle persone di abituarsi al nuovo sistema di voto. Da ultimo, ne abbiamo già parlato, i sistemi elettorali dovrebbero essere anche omogenei tra le diverse istituzioni, dal nazionale al locale, con piccole variazioni ma sempre “simili”. Perchè non introdurre anche in Italia qualche sistema di voto "Alternativo", che con la tecnologia attuale in alcuni paesi è molto sicuro e a prova di brogli, così da decongestionare i seggi?

I più maliziosi vogliono vedere dietro queste assurdità illogiche qualcosa di voluto, per indirizzare e manipolare le masse. Io non arrivo a questo punto e non perché non lo pensi, ma solo perché voglio mantenermi sul dato oggettivo, sulla osservazione della realtà sulla quale, poi, ciascun lettore si farà la propria idea.

Mi auguro che, qualora non si trovasse un accordo politico per la formazione di un governo e si dovesse tornare al voto, si pensi prima ad eliminare queste storture e non ci vengano a dire che è impossibile trovare a breve un accordo su una nuova legge elettorale perché non serve un nuovo sistema elettorale, bensì degli aggiustamenti che possono essere facilmente apportati con leggi ordinarie o, addirittura, con circolari ministeriali come nel caso delle procedure di voto all’interno dei seggi che, assieme al problema che ho appena analizzato della discordanza tra le leggi elettorali, hanno dato un altro duro colpo al diritto di voto. Moltissime persone, infatti, hanno dichiarato pubblicamente di non aver potuto votare perché le file arrivavano ad ore e ore fino in piena notte. Persone anziane, malati o semplici lavoratori che dovevano alzarsi presto, infatti, hanno dovuto rinunciare ad esprimere il proprio voto.

 

Elezioni 2018 diritto al voto Figura 2Foto: Fila ai seggi di Alatri (Fr) il 4 marzo del 2018.

In un Paese normale, civile, democratico e con una sensibilità civica degna di questo nome, una cosa del genere avrebbe dovuto far parlare i mass media per giorni e giorni, forse per mesi, fino ad una soluzione. In Italia siamo ormai assuefatti a che le cose vadano così…a fare “spallucce” …. “tanto non cambierà mai nulla” e nessuno, se non poche voci fuori dal coro, ha sollevato un problema così rilevante.

Il voto, se fossimo in un Paese civile, sarebbe da annullare perché non è stato garantito il diritto di migliaia e migliaia di cittadini.

In Italia, nel 2018, per votare, bisognava essere in salute, colti, aggiornati, preparati, ricchi. A voi il giudizio sulla gravità di questa situazione.

 

By Andrea Tagliaferri, copyright DeUniverso © 2018.