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Il rapporto tra malaria, microclima umido e microcitemia

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Focus on: l’attacco "chimico" nazista nell’agro pontino infetta l’Italia centrale

Sommario: La microcitemia; La malaria; Microcitemia, malaria e microclima umido; Gli studi recenti; Focus: La guerra "biologica" dei nazisti infetta l'Agro Pontino; Approfondimenti.

La microcitemia
La microcitemia è un particolare tipo di anemia congenita, o meglio un gruppo di alterazioni ereditarie, e fu così chiamata da due studiosi italiani, Ezio Silvestroni e Ida Bianco, che l’hanno scoperta in persone sane nel 1943. Nel portatore di microcitemia i globuli rossi sono solitamente più piccoli, di forma diversa dalla tradizionale sfera cellulare ed in numero maggiore che nel soggetto normale, ma sono più poveri di emoglobina, tuttavia non così tanto come nella ben più grave anemia mediterranea. Nonostante queste evidenti alterazioni del sangue, il portatore di microcitemia è una persona per lo più sana ed asintomatica. Dall’accoppiamento di due genitori microcitemici si ha che un 25% dei figli è normale, il 50% è microcitemico e il 25% presenta una grave forma di talassemia detta in Italia ß-talassemia (anemia mediterranea).

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La malaria
La malaria (detta anche paludismo) è una parassitosi causata da protozoi del genere Plasmodium (Regno Protista, Phylum Apicomplexa, Classe Sporozoea, Ordine Eucoccidiida). Il serbatoio del parassita sono gli individui infettati cronicamente. I vettori sono zanzare del genere Anopheles. È una malattia febbrile acuta che si manifesta con segni di gravità diversa a seconda della specie infettante.
All’interno dell’ospite umano, il parassita si modifica passando attraverso diversi stadi di sviluppo e riuscendo a eludere le difese del sistema immunitario infetta i globuli rossi e il fegato, fino a raggiungere una forma che è capace di infettare un’altra zanzara quando punge la persona malata. Circa due settimane dopo essere stato ‘ospitato’ dalla zanzara, e avere subito ulteriori trasformazioni, il plasmodio è nuovamente pronto a infettare un altro essere umano. La malaria è la più importante parassitosi e la seconda malattia infettiva al mondo per morbilità e mortalità dopo la tubercolosi, con 500 milioni di nuovi casi clinici all’anno (90% in Africa tropicale) e 2,5 milioni di morti all’anno (per lo più bambini africani). Il 40% della popolazione mondiale vive in zone endemiche. Ogni anno circa 10,000-30,000 viaggiatori europei e americani si ammalano di malaria. Poiché la malaria in Italia è stata eradicata, non se ne hanno casi autoctoni. Tutti i casi che si registrano in Italia sono importati da turisti o da immigrati provenienti dalle aree di endemia. Poiché i sintomi della malaria sono aspecifici e la diagnosi e il trattamento devono essere tempestivi, la malaria deve essere sospettata in tutti i pazienti febbrili di ritorno dai tropici.

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Microcitemia, malaria e microclima umido.
La correlazione tra Microcitemia e Malaria è stata scoperta abbastanza recentemente o, quantomeno, spiegata da pochi decenni. Le microcitemie e l’anemia mediterranea sono molto frequenti in Italia: circa 2 milioni e mezzo di italiani sono portatori sani di microcitemia, e di questi più di 1 milione e mezzo sono portatori di beta microcitemia. I malati di anemia mediterranea in Italia sono circa 7000. Nelle regioni del sud, nelle isole e intorno alle foci del Po la frequenza delle microcitemie è più alta. Oltre che in Italia le microcitemie sono molto diffuse anche in Grecia e nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Da qui l’uso del termine talassemia major per indicare l’anemia mediterranea e talassemia per indicare la semplice microcitemia. Altri estesi focolai di microcitemia sono presenti anche nell’Asia Minore e nel Sud-Est Asiatico. Il motivo per cui nelle zone umide è frequente la percentuale di microcitemici è funzione del fatto che questi sono particolarmente resistenti alla malaria.

Nel momento in cui il plasmodio della malaria (che ha una parte del ciclo all’interno dei globuli rossi) viene iniettato nel sangue dalla puntura della zanzara anofele, questo plasmodi trova nei globuli rossi piccoli del microcitemico un ambiente meno favorevole e si riducono le sue possibilità di riprodursi e quindi per l’ospite di incontrare la malattia (malaria). Per questo motivo alcune aree storicamente paludose dell’Italia (es. il Ferrarese, la Sardegna ed, appunto, l’agro pontino che da alcuni documenti storici risulta infettato fin dal V secolo a.C. e che solo con l’imponente opera di bonifica del periodo fascista diede un contributo fondamentale nella diminuzione di casi di malaria in centro Italia e nell’intero Paese) hanno una elevata percentuale di microcitemici.

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Gli studi recenti.
Michael Lanzer e la sua equipe dell’Università di Heidelberg in Germania e del Centro di ricerca biomedica di Ouagadougou, in Burkina Faso hanno pubblicato neanche dieci anni fa un articolo su "Nature" che ha spiegato i meccanismi che inibiscono l’evolversi della malattia malarica nei soggetti microcitemici. Utilizzando potenti tecniche di microscopia elettronica, infatti, essi hanno confrontato globuli rossi normali sani e globuli rossi normali infettati da P. falciparum con cellule portatrici delle mutazioni genetiche denominate “S” e “C”. Si è evidenziato che entrambe le mutazioni portano alla sostituzione di un aminoacido nella molecola di emoglobina, che perciò tende ad aggregarsi in modo anomalo all’interno della cellula. Nelle persone con due copie della mutazione “S”, l’emoglobina precipita, dando al globulo rosso la caratteristica forma a mezzaluna, da cui il nome di anemia falciforme. I ricercatori hanno scoperto che, nei globuli rossi normali e sani, in corrispondenza della parete interna della membrana della molecola si aggregano frammenti molto corti di actina, filamenti proteici cruciali per il mantenimento dell’elastico scheletro interno che permette ai globuli rossi di penetrare fino nei capillari più sottili. Nelle cellule infette si è osservato invece che il parassita della malaria “ruba” questa actina per costruire un ponte intracellulare che usa per trasportare una proteina di sua produzione verso la superficie cellulare. Questa proteina, chiamata adesina, rende i globuli rossi adesivi, facendoli aderire gli uni agli altri e all’epitelio dei vasi sanguigni e causando così l’infiammazione microvascolare caratteristica della malaria. Nel caso dei globuli rossi colpiti dall’anemia falciforme, questa capacità di sfruttamento dei filamenti di actina è invece compromessa. Interrotto il ponte di actina, le vescicole che normalmente trasportano l’adesina alla superficie cellulare fluttuano libere nel citoplasma.

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Focus: l’attacco “batteriologico” dei nazisti infetta l’Agro Pontino
Seppur poco nota questa vicenda, di cui si ritrovano ormai diverse fonti e prove indiziarie molto verosimili, ha dell’incredibile. Come sostiene lo storico americano Frank Snowden, professore all’Università di Yale nel Connecticut, in un lungo capitolo intitolato “Nazism and Bioterror in the Pontine Marshes4” del suo lavoro “Storia della malaria nel Novecento in Italia”, la malafede nazista sarebbe responsabile di migliaia di morti e di una epidemia dalle proporzioni spaventose. Lo studioso ha scoperto queste notizie nelle sue meticolose ricerche negli archivi italiani e americani per pubblicare il suo studio.

I Tedeschi, consci di essere giunti allo stremo delle proprie forze nell’autunno del 1943, conoscendo bene la situazione dell’Agro Pontino e dell’Agro Romano, da sempre territorio paludoso e malsano, risanato da Mussolini e reso con le sue città capolavoro dell’arte razionalista fiore all’occhiello e segno di impegno culturale e scientifico, sfruttano le conoscenze acquisite durante la decennale “amicizia” con l’Italia fascista e all’indomani dell’armistizio di Cassibile, organizzano la vendetta nei confronti degli Italiani ‘traditori’ mediante il lancio di zanzare sull’ex palude per scatenare la malaria. Sempre Snowden sostiene che le prove raccolte evidenziano che il piano terroristico tedesco prevedeva l’inversione di una ventina di pompe idrovore all’imbocco dei canali, con conseguente allagamento di tutta la zona con l’acqua marina. I due studiosi tedeschi artefici del crudele piano, ex-collaboratori della scuola malariologica italiana, infatti, sapevano bene che l’acqua salmastra è l’habitat ideale per la riproduzione della zanzara Anopheles Labrianchae. L’esercito tedesco in ritirata tra l’ottobre ’43 e il marzo ’44, distrusse così le altre pompe con la dinamite, sabotò gli impianti di depurazione, fece saltare dighe e canali, allagò e infine “semina” i germi di zanzara sul posto bonificato col duro lavoro di tantissimi uomini e donne italiani. Non solo, pare che i nazisti sequestrarono nove tonnellate di chinino nel deposito del Ministero della Sanità a Roma rendendolo inservibile e accumulandolo nei pressi di Volterra dove fu rinvenuto. Circa centomila persone perirono a causa di questa operazione che ancora aspetta giustizia, quantomeno dalla storia. Per fortuna degli alleati americani sbarcati ad Anzio, il medicinale antimalarico (il Mepacrine) che prendevano da mesi a causa di una epidemia di colera nello sbarco di Sicilia e i repellenti contro gli insetti in loro dotazione gli evitò il contagio.

Passata la guerra, tuttavia, nell’Agro Pontino la malaria scoppia con un aumento esponenziale: il 1000% dei casi e, attraverso il Frusinate, incubata dai soldati o dai primi sfollati che tornavano, la piaga della malaria è arrivata fino al Cassinate. La lotta al focolaio di larve che infestò la zona fu talmente forte che venne definita «la seconda battaglia di Cassino». Per lungo tempo i cartelli con la scritta Malignat malaria. Keep aut (Zona malarica. State lontani) campeggeranno lungo la via Casilina e alla stazione ferroviaria. Solo l’arrivo del D.D.T. riuscirà a eradicare le larve e a debellare finalmente la malaria.

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Di Andrea Tagliaferri, Copyright DeUniverso © 2018.

 

Articolo collegato:
Dagli Appennini alle Lande di Giovanni Fontana.

 

Approfodimenti:
Ecco perchè l’anemia falciformeprotegge dalla malaria” in Le Scienze, nov. 2011.

PAGNOLI G. A., "Microcitemie e Territorio" su Il Naturalista.

IADOLA F., “L’Anemia che Vien dal Mare”, abstract della tesi di laura sul sito della Fondazione De Marchi.

SNOWDEN F. M., La conquista della malaria: una modernizzazione italiana,1900-1962,1900-1962, Enaiudi, Torino 2008: testo in ing. The Conquest of Malaria. Italy 1900-1962, Yale University Press, New Haven-London 2006.

ARCIERO A. M. , “La malaria Cassinate e le zanzare dell’Agro Pontino” in Studi Cassinati, 4, 2016.

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