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LA FELICITÀ NON LA FA IL DENARO BENSÌ L'APPARTENENZA AD UNA FAMIGLIA

Ricerche
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Il modo migliore per ridurre la miseria è quello di promuovere il benessere psico-fisico della persona che non è direttamente proporzionato con la semplice disponibilità di un reddito in quanto tale. A queste conclusioni la comunità scientifica ha da tempo offerto diversi risultati. Quest'oggi vi segnalo un recente studio realizzato da diversi ricercatori di London School of Economics.

Questo ulteriore studio evidenza che la progressione dell'indice di felicità di un individuo, in una scala da 1 a 10, sia influenzato maggiormente dall'avere accanto a sé persone che ci amano (un aumento dello 0.6) che non semplicemente dall'incremento del reddito (0.2 su un raddoppiamento del reddito iniziale).

Vorrei, tuttavia, discostarmi in parte dalle conclusioni a cui arrivano i ricercatori di questo studio. Infatti, ritengono che sia importante, sulla base delle risultanze della loro ricerca, di incentivare politiche famigliari da parte degli attuali governi. Di converso, presumo che questa misura sia insufficiente se privata  di un quadro concettuale chiaro dei principi in gioco all'interno di un sistema di economica civile alternativo sia a quello liberista che socialista.

I moderni governi hanno come primario obiettivo la crescita della ricchezza e, nel contempo, anche la sua equa ridistribuzione (welfare state). Sia i governi che la maggiorate degli studi sull'indice della felicità ritengono di conseguire equità, fondato sul principio della solidarietà, dovuta, attraverso la promozione di politiche famigliari.

Tuttavia, questo sforzo economico-finanziario, se non accompagnato dal sostegno dei beni relazionali – vera leva capace di migliorare la qualità della vita –, rischia di essere vanificato rovinosamente nel medio e lungo periodo.

Questo tipo di ricerche, a mio avviso, corroborate dagli studi economici sui sistemi delle "Economie Civili", aiutano a comprendere che il principio di reciprocità, combinato con il principio dello scambio degli equivalenti e di solidarietà, può essere un'importante leva economica per moltiplicare gli effetti delle politiche governative.

L'obiettivo finale non può essere un sistema solidale, per quanto sia necessario per le diverse forme di povertà, bensì sussidiario affinché siano rimosse le cause e non semplicemente i sintomi delle fragilità sociali almeno per la maggior parte dei cittadini. Si tratta di usare due leve: da un lato, una solidarietà mutua che conduca, dall'altro lato, ad una sussidiarietà informata e formata.

Non si tratta di creare semplicemente dei posti di lavoro ma di dare sicurezza sociale alle giovani famiglie affinché siano in grado di crearsi autonomamente uno stabile avvenire. 

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(Fonte: Vox)

By Daniele D'Agostino, Copyright © DeUniverso 2016.