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L'EUROPA AL CAPOLINEA O AD UNA SVOLTA?

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ROBERTO CAPORALE, Exeunt. La Brexit e la fine dell’Europa, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2017, pp. 168, pz 11,05 euro.

Caporale R Exeunt. La Brexit e la fine dell Europa 

SOMMARIO: Brexit e la fine dell'Europa?; Una proposta per impedire la fine dell'Unione Europea; Il valore aggiunto della "disunione" dell'UEApprofondimenti

Il 25 marzo del 1957 a Roma venne firmato il Trattato con cui fu istituita la Comunità Economica Europea. La CEE, unitamente all’EURATOM e alla CECA, fu il “primo pilastro” della successiva Unione Europea realizzata nel 1992 con il Trattato di Maastricht ampiamente modificato nel 1997 con quello di Amsterdam, nel 2001 con quello di Nizza e, infine, nel 2007 con quello di Lisbona. I paesi aderenti passarono dai 6 membri inziali, nel 1957, (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) agli attuali 28. Almeno, lo sono stati fino al giugno 2016, quando, con referendum, il popolo inglese ha deciso di uscire dai trattati dell’Unione.

Per completezza bisogna dire che accanto ai trattati per l’Unione Europea esistono altri due importanti accordi. Si tratta dell’Accordo e della Convenzione di Schengel, per una cooperazione rafforzata alle frontiere per la libera circolazione all’interno dei paesi membri. Questi accordi hanno dato vita ad una complessa normativa internazionale con una sua autonomia rispetto agli altri trattati dell'Unione. Hanno aderito complessivamente 25 paesi tra cui alcuni che non fanno parte dell’Unione (Norvegia, Islanda e Svizzera). Mentre è uno solo il paese dell’UE che non ha aderito alla cooperazione rafforzata di Schengel: l’Irlanda (prima c’era anche l’Inghilterra). Ed infine, sono 4 i paesi in cui il Trattato non è ancora entrato in vigore: Croazia (estate 2017), Romania, Bulgaria e Cipro. Esisto, inoltre, diversi casi di sospensione della Convenzione come possibilità prevista per i singoli stati sottoscrittori dell’accordo.

Infine, all’interno del trattato di Maastricht fu definito il processo che nel giro di pochi anni avrebbe portato gli stati membri alla creazione di un Sistema Monetario Unitario (UEM) che andava a sostiture e/o integrare lo SME. A questa soluzione, come è noto si oppose in modo draconiano la Gran Bretagna che obbligo all’introduzione della clausola option-out. In questo modo si consentiva all’Inghilterra e alla Danimarca di rimanere all’interno dell’Unione Europea pur senza accogliere le innovazioni che i loro governi avesse rifiutato. Nasce, così, in questo contesto l’idea di un’Europa a “due velocità”.

I paesi che hanno adottato l’Euro com’è noto sono ad oggi 19 (Zona Euro). La Svezia, pur non avendo una clausola di option-out, l’ha adotata de facto.

Questa in estrema sintesi la situazione ad oggi dell’Unione Europea. In occasione del 60° anniversario della nascita della “Comunità Europea”, mi sembra opportuno invitare alla lettura di un saggio di Roberto Caporale: Exeunt. La Brexit e la fine dell’Europa.

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BREXIT E LA FINE DELL’EUROPA?
Il libro si compone di cinque capitoli: tre dei quali dedicati alla problematica relativa all’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea.
Il titolo potrebbe trarre in inganno. Infatti, l’autore non s’inerpica in elucubrazioni dei futuri scenari basati su modelli econometrici, bensì riflette sugli aspetti giuridici ed economici. Nella sua articolata argomentazione, supportata da un approfondito quadro di particolari sia normativi che statistici, evidenzia come il processo d’uscita inglese dallo scenario dell’UE sia estremamente complesso.

Il groviglio normativo e, conseguentemente, politico da dover dipanare è estremamente difficile. L’autore conferma come fosse genuinamente esatta la previsione di Lord Denning che, negli anni settanta, dichiarava come l’adesione della Gran Bretagna all’allora Comunità Economica Europea comportasse progressivi e profondimi mutamenti nell’ordinamento giuridico inglese. Caporale, di contro, appunto, con il suo saggio, rileva che la “riconversione” non sia facile e priva di ostacoli essendo la normativa europea complicata e pervasiva. In questo, con una certa ironia, l’autore evidenzia la lentezza elefantiaca ed autoreferenziale che appesantisce, come elemento non competitivo, l’intera area dell’Unione.

Cosi Caporale si pronuncia: «[…] Esiste da tempo quello che potremmo definire un nuovo genere [:] un’incredibile massa di norme europee cui debbono soggiacere produttori e consumatori continentali. […] Esiste da tempo quello che potremmo definire un nuovo genere letterario che descrive la tragica comicità di molti esempi di normativa europea e ne misura chilometricamente l’intrusività».

Il saggista, nella fuori uscita della Gran Bretagna, vede un paradigma emblematico che non riguarda solo il Regno Unito bensì l’intero progetto europeo. Esprime questa idea facendo riferimento all’ironia drammaturgica d’ispirazione shakespeariana. L’utilizzo del termine exeunt – al plurare –, da parte dello scrittore inglese nei suoi copioni ed il richiamo fin dal titolo nel saggio di Caporale, sottolinea che l’uscita non è semplicemente l’indicazione per il singolo personaggio che abbandona la scena, come del resto sta accadendo anche alla Gran Bretagna, bensì è paradigmaticamente l’uscita dalla storia, e, dunque, il rischio per l’intero assetto istituzionale dell’Unione Europea di scrivere realmente il suo ultimo capitolo nella storia europea e, così, uscire anch’essa dallo scenario politico mondiale.

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UNA PROPOSTA PER IMPEDIRE LA FINE DELL’UNIONE EUROPEA.
E negli ultimi due capitoli, la seconda parte di questo saggio, che viene a delinearsi una proposta per impedire la “fine” dell’Unione Europea. Caporale vede nell’attuale crisi europea la necessità di superare l’Europa tecnocratica, fondata dai trattati di Maastricht, con quella, invece, diplomatica, delle origini, creata con la CEE.

«L’Unione – dice l’autore – deve fare molto meno e molto meglio». In questa semplice dichiarazione possiamo riassumere un ragionamento molto complesso fondato sulla teoria di Buchanan. Appare necessaria un’inversione di rotta che consenta di ridimensionare il Beemot della burocrazia dell’Unione a vantaggio di un migliore promozione dei principi della sussidiarietà e della proporzionalità. In questa prospettiva, si porrebbero porre le basi di un architettura istituzionale a livello europeo di bilanciamento dei poteri che consenta una progressiva riduzione dell’acquis communautaire.

Caporale vede nella creazione di un soggetto di diritto pubblico sovranazionale – si ricorda che l’U.E. è un entità sovranazionale priva di personalità giuridica – un elemento regressivo per lo sviluppo competitivo dell’area europea. Occorre implementare progetti che coordino l’azione di macro aree. Si tratta di costruire un’Unione che valorizzi l’autonomia delle grandi regioni politiche.

L’idea di Caporale si presenta, in ultima analisi, estremamente realistica in quanto accetta e procede dai dati che evidenziano i processi di marginalizzazione del continente europeo rispetto all’Asia e la duplice crisi dei sistemi di Stato Sociale e di Democrazia Rappresentativa i quali, per più di un sessantennio, hanno caratterizzato gli stati nazionali europei.

Cosi si pronuncia il saggista: «Un modello d’Europa desacralizzato ma non per questo meno unito in cui la sovrapposizione di aree di azione collettiva realizza un impianto adattivo con istituzioni forti nel loro ruolo primario di assicurare il rispetto dei principi e delle norme che realizzano uno spazio di mercato libero e aperto».

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IL VALORE AGGIUNTO DELLA “DISUNIONE” DELL’UE.
Credo che vi sia una perfetta coincidenza tra i presupposti e le premesse delle argomentazioni di Caporale con quanto scrive Donald Sassoon nel suo articolo sull’inserto “La Domenica” de’ Il sole24ore dal titolo “La parabola degli Stati-nazionali d’Europa”: «Fu soprattutto la necessità di sviluppare un mercato più ampio di quelli nazionali che fece nascere la Comunità economica europea, come veniva chiamata allora. All'inizio era essenzialmente una piccola zona di libero scambio: sei Paesi, una minoranza degli abitanti del continente. Malgrado ciò, la Comunità divenne rapidamente, e anche imperfettamente, il fulcro dei sogni di unità per numerosi europei [...].

I Sei sono diventati Ventotto. Ogni tappa che conduceva dai Sei ai Ventotto veniva descritta come un passo verso l'unità europea. Naturalmente le cose sono molto più complicate di così. L'Europa dei Ventotto (ben presto Ventisette) è profondamente divisa, cosa che non sorprende se si considera che l'Europa non è mai esistita come entità politica unita. Nessun conquistatore, nessun Paese, è mai riuscito a imporre il suo dominio su tutti gli abitanti del nostro continente: non i Romani, non Carlo Magno, non Napoleone e non Hitler. Le origini dell'Unione Europea riflettono questa disunione».

È questa “disunione” che va compresa non come un ostacolo bensì come presupposto naturale della storia europea. La “disunione” non va integrata con categorie analoghe come “separazione” o “divisione” bensì con quelle di “diversità” ed “autonomia”.

Lo stesso Caporale aveva approfondito queste categorie in un suo precedente contribuito realizzato in collaborazione con Angelo M. Petroni: Il federalismo possibile. Un progetto liberale per l’Europa (Rubbettino, Soveria Mannelli 2000).

È all’interno di questo quadro riflessivo che sia possibile comprendere il valore aggiunto di un’Unione Europea che sappia superare l’attuale crisi ritornando alle origini dei valori di quelle forze diplomatiche e politiche che le diedero l’iniziale vita.

By Daniele D’Agostino, Copyright DeUniverso © 2017.

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Approfondimenti:
Si veda cliccando qui, intervista RaiStoria di Caporale sulla sua nuova pubblicazione: Exeunt. La brexit e la fine dell'Europa.

Si veda cliccando qui, anche l'intervista su Radio radicale di Caporale sulla sua pubblicazione del 2000: Il fedarilismo possibile. Un progetto liberale per l'Europa.

Potete leggere l'articolo di Donald Sassoon "La parabola degli Stati-naziona d'Europa" in La Domenica de' IlSole24Ore del 19 marzo 2017cliccando qui e registrandovi a Pressreader.