19
Mer, Dic
6 New Articles

SCUOLA. EMOZIONE E RAGIONE

Commenti
Typography

Cose strane possono accadere. Appena qualche giorno fa, i muratori che stanno lavorando a fianco del mio appartamento hanno bussato alla porta chiedendomi se avessi avuto un giornale vecchio per proteggere le colature dello loro pitture.

Evidentemente li avevano finiti. E anche io non ne avevo. Sennonché, chiusa la porta, mi è venuto lo scrupolo di andare a guardare in un ripostiglio. È uscito fuori nientedimeno che una “Repubblica” del settembre 2011.

1. UNA RILETTURA DEL PENSIERO DI MARCO LODOLI SULLA "SCUOLA DELLE EMOZIONI".
Nel prenderla, per andarla a dare agli operai dell’appartamento a fianco, l’occhio mi è caduto su un articolo in cui Marco Lodoli, insegnante e scrittore, polemizzava contro la scuola in cui tutto è ridotto a emozione e si stanno perdendo invece i fondamentali dell’impegno, della serietà e della concentrazione. L’argomento e l’autore mi hanno attirato nella lettura e così ho approfondito.

Lodoli scrive che è arrivato alle sue conclusioni dopo uno attenta osservazione sul campo. E non vi è dubbio. Probabilmente, però, la «scuola delle emozioni» in cui si perdono le coordinate della didattica ha cominciato a generare in lui una certa inquietudine anche sull’onda emotiva della ripulsa per la nuova letteratura televisiva e romanzesca che sta fiorendo sulla scuola.

Fiction e best-seller della grande distribuzione, improvvisati da autori improvvisati e sostenuti, più che dal valore e dal sudore, dalle stesse forze che sono dietro alla grande macchina dell’inganno mediatico delle nuove generazioni, devono aver accelerato in Lodoli il senso di repulsione per la «scuola delle emozioni».

È una repulsione e una preoccupazione che condivido.

[Torna all'inizio]

2. EDUCARE ALL'EMOTIVITÀ SENZA CONTRAPPORSI AD UNA "SCUOLA DELLA RAGIONE".
Sennonché penso che il «ritorno ai fondamentali» che invoca Lodoli nell’articolo non possa non passare anche esso attraverso il momento dell’emozione; e penso che non si debba contrapporre una scuola della ragione a una scuola dell’emozione. Per diversi motivi: non bisogna, a mio avviso, lasciare il monopolio dell’emozione a chi sfrutta questo potente veicolo comunicativo per mirare alle pance e non alla riflessione; complementarmente, quindi, è un bene che la stessa emozione sia educata nei giovani ad andare verso il pensiero e non verso gli istinti più bassi (si pensi al mito della biga alata nel Fedro platonico); infine, ritengo impossibile che qualcosa possa conquistare le nostre menti senza la forza delle emozioni.

Più che a una rimozione o a una condanna tout court delle emozioni, dunque, penso a una educazione delle emozioni. E per questo ci vuole molto lavoro, molta dedizione, a volte abnegazione, e una (in)sana emozione. In fondo, lo stesso Lodoli, nel suo articolo richiama al fondamentale della musica come «sintesi di precisione e di sensibilità».

Ecco, non si può lasciare la sensibilità nelle mani di chi la voglia usare per confondere i giovani, per ammaestrarli al caos piuttosto che alla sinfonia. Sarebbe un errore letale innanzitutto, lo ripeto, dal punto di vista didattico ed egemonico.

È in fondo uno dei più grandi maestri dell’Illuminismo europeo, Baruch Spinoza, che ci tiene in questo caso sull’attenti rispetto a una logica della trascendenza fra logos e pathos. E che ci indica in questo senso la via maestra la dove scrive che «la virtù non può sconfiggere la passione se essa stessa non è al fondo passione della virtù».

Un pensiero sotto cui si può leggere (con buona pace di Nietzsche) la stessa firma di quello che è stato probabilmente il più grande maestro dell’insegnamento nella cultura occidentale, la firma della filosofia e, ancora di più, della stessa vita di Socrate. Una filosofia e una vita in cui il sapere, il bene e il piacere erano assolutamente coalescenti e ancora non si era aperta quella dicotomia fra il sapere, il bene e il dovere da una parte e l’ignoranza, il male e il piacere dall’altra.

[Torna all'inizio]

By Giuseppe Cappello, Copyright DeUniverso © 2017.