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Tra immigrazione e islam. L'Europa si ripensa

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Vi segnaliamo la pubblicazione della rivista "OASIS" n. 24 dal titolo "Tra Immigrazione e Islam. L'Europa si ripensa". Tra gli articoli mettiamo in evidenza tre diversi contributi: tre recensioni.

La recensione del saggio pubblicato nel 2016 da Laterza di Zygmunt Bauman dal titolo Stranieri alle porte (ed. inglese: Strangers at Our Door, Polity, Cambridge 2016; ed. italiana: Stranieri alle porte, Laterza, Bari-Roma 2016).

«Una dozzina di anni fa, nel 2004, Zygmunt Bauman aveva messo a punto il paradigma delle “vite di scarto”: esistenze in apparenza prive di qualsiasi potere, poste come sono ai margini del sistema economico-sociale, ma sempre passibili di rappresentare un utile tutt’altro che disprezzabile per chi, sufficientemente abile e spregiudicato, sappia coglierne il latente valore di scambio. È questa la prospettiva da tenere presente per apprezzare il ragionamento che ora Bauman affida alle pagine di Stranieri alle porte, un saggio nel quale non è difficile cogliere l’eco di altri precedenti contributi del grande sociologo di origine polacca, lungo l’asse che lo ha portato alla rilettura e alla risemantizzazione di termini quali “paura”, “barbaro” e "Diseguaglianza"» (Abstract dell'articolo "Migrazione, gli speculatori del panico morale" in Oasis, n. 24, novembre 2016).

Un secondo articolo che ci sembra opportuno segnalare è "Evoluzione del Jihad in Europa, dagli anni '90 a oggi" di Chiara Pellegrino con cui recensisce il saggio di Petter Nesser, del Centro di Ricerca della difesa norvegese, dal titolo Islamist Terrorism in Europa. A History (Hurst Publishers, London 2015).

«Vigilia di Natale 1994: il volo Air France 8969 viene dirottato dal GIA, Gruppo Islamico Armato algerino. Nel corso dell’operazione tre passeggeri perdono la vita, mentre i quattro dirottatori sono uccisi a Marsiglia dalla Gendarmerie nationale che fa irruzione sull’aereo. Fu quello il giorno in cui l’Europa conobbe per la prima volta sul proprio suolo il terrorismo di matrice islamista, che nei vent’anni seguenti non l’avrebbe più abbandonata. Su questo arco di tempo si concentra Petter Nesser, del Centro di ricerca della difesa norvegese, e autore delle oltre trecento pagine che ripercorrono la storia del terrorismo islamico in Europa. Analizzando ogni singolo attacco terroristico di matrice islamista avvenuto nel continente, Nesser indaga come si sono evolute le reti jihadiste in Europa dagli anni ’90 a oggi, i target e il modus operandi degli attentatori, cercando di trovare una sintesi tra la teoria del “leader-led jihad” di Bruce Hoffman e quella del “leader-less jihad” di Marc Sageman» (Abstract dell'articolo "Evoluzione del Jihad in Europa, dagli anni '90 a oggi" in Oasis, n. 24, novembre 2016).

Infine, l'ultimo articolo, una terza recensione di Andrea Pin su un lavoro di Giles Merritt, giornalista ed ottimo osservatore e commentatore degli affari europei, dal titolo Slippery Slope. Europe's Troubled Future (Oxford University Press, Oxford 2016).

«Merritt affronta il tema dell’Unione prendendo di petto le maggiori ovvietà, per smontarle, una dopo l’altra, fornendo una quantità di dati che non è possibile qui ripercorrere, ma che costringono il lettore a riflettere. Insiste in particolare su alcuni punti: l’Europa non è per nulla affollata: anzi, ha bisogno di immigrazione come dell’aria per continuare a pagare il suo welfare e fornire braccia alle sue industrie (un paragone? In America i nove decimi dei nuovi posti di lavoro sono dovuti all’arrivo di popolazione dall’estero); l’Europa non è destinata a essere per sempre e ovviamente ricca: il denaro si sta spostando in Asia; l’Europa è tecnologicamente avanzata, ma i brevetti cinesi ormai sono più numerosi e tre quarti degli investimenti in tecnologia e sviluppo negli Stati Uniti vengono dall’Europa – segno che nemmeno i finanzieri europei ci contano; l’Europa non sta semplicemente perdendo posti di lavoro a favore dell’Asia, visto che le tigri asiatiche stanno investendo massicciamente sul suolo europeo, dando lavoro piuttosto che rubarne; l’Europa è un pilastro del panorama internazionale a causa dell’equilibrio economico-politico tra i suoi Stati membri, più che per il successo delle sue istituzioni sovranazionali; la partnership Europa-Stati Uniti si sta allentando: Barack Obama ha spostato il centro della sua attenzione politico-militare verso l’Oceano Pacifico» (Abstract da "Europei: ininfluenti se divisi, necessari se uniti" in Oasis n. 24, novembre 2016).

(Fonte: Oasis)

By Daniele D'Agostino, Copyright DeUniverso © 2017.